lunedì 29 dicembre 2008

Calamarata al sugo di gallinella



Questo piatto l'ho preparato per una cena tra amici agli inizi di ottobre.
Ieri mi ha telefonato un'amica, presente alla cena, chiedendomi di mandarle tramite e-mail la ricetta corredata di foto, per poterla preparare per il cenone della vigilia di capodanno, così le ho promesso che l'avrei pubblicata sul blog.
Dunque, calamarata al sugo di gallinella o coccio.

Il sugo l'ho preparato con i filetti di pomodoro in scatola, perchè i pomodori freschi erano già molto acquosi; la gallinella l'ho sfilettata e, regola che vale comunque per tutti i pesci, l'ho cotta pochissima.



Calamarata al sugo di gallinella

180 g. di pasta,
1 gallinella,
300 g. di filetti di pomodorini,
3 cucchiai di olio,
1 aglio,
1 pezzetto di peperoncino,
prezzemolo,
sale.

Lavate e sfilettate la gallinella, asciugate i filetti e tagliateli a tocchetti; tritate col coltello il prezzemolo, fate soffriggere l’aglio, aggiungete i tocchi di gallinella, fateli dorare e unite i filettini di pomodoro, una metà del prezzemolo, la punta del peperoncino a pezzetti, salate e fate cuocere per una decina di minuti; nel frattempo lessate la pasta, conditela col sugo, decoratela col restante prezzemolo.





Come vino ho abbinato un bianco di Franciacorta.

sabato 27 dicembre 2008

Tortano


Questa ricetta, veramente poco natalizia, anzi per dirla tutta molto pasquale, nasce da un'esigenza: consumare un panetto di burro in scadenza, ingredienti che uso poco, e che avevo comprato per un errore di valutazione.

Dunque, il burro, calorie a parte, doveva essere consumato, e dopo aver scartato una serie di idee/ricette: biscotti, ciambelle, dolci, sfogliando un libro di cucina interamente dedicato al pane, pizze e torte salate, praticamente per me, il paese della cuccagna!, ho trovato una ricetta salata, il tortano, pizza salata che noi napoletani cuciniamo per la gita - mai fatta! - di pasquetta.

Il nostro tortano, come l'altra versione, il casatiello, viene preparata con lo strutto, il burro non rientra proprio nelle abitudini del sud, nelle mie neanche lo strutto, a costo di essere tacciata di eresia il casatiello lo preparo con l'olio.

L'idea mi è piaciuta, avevo in frigo da consumare del prosciutto crudo, e quindi cambiando completamente gli ingredienti, e diminuendo leggermente la quantità di burro è venuto fuori questo tortano, delizioso.
L'impasto era morbido e fragrante, molto profumato. Insomma, da rifare. Non subito però, troppo burro, formaggi e uova...



Tortano

300 g. di farina,
100 g. di scamorza dolce,
80 g. di provolone,
50 g. di prosciutto crudo,
40 g. di strolghino – salame di culatello,
30 g. di pecorino grattugiato,
70 g. di burro,
2 uova sode,
25 g. di lievito,
sale e pepe.


Sciogliete in un pò d'acqua tiepida il lievito e con due cucchiai di farina formate un panetto. (Lievitino). Copritelo e fate lievitare per circa 30 minuti.
Sulla spianatoia fate la fontana con la farina e al centro mettete il lievitino, il sale, il pepe, il pecorino grattugiato, il burro morbido a pezzetti e preparate l'impasto.
Fate lievitare per un'ora e mezzo.
Stendete l'impasto e distribuite gli ingredienti precedentemente tagliati a dadini; arrotolatelo, chiudetelo a ciambella e ponetelo in una teglia imburrata, lasciatelo lievitare per 2 ore. Cuocetelo in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti.



Come vino senza indugio, dato il carattere rustico della preparazione ho abbinato un rosso di Gragnano.

venerdì 26 dicembre 2008

Petto di pollo ripieno


Qualche giorno fa, i miei amici, conoscendo la mia passione per la cucina e il mio amore per le tradizioni, mi hanno chiesto cosa avrei cucinato per Natale.
La risposta è stata la stessa di tutti gli anni, ovvero che a Natale, come in tutti gli altri giorni dell'anno, mi piace molto la sobrietà, non ritengo, il pranzo di Natale il più importante dell'anno, e credo sinceramente che la vita vada celebrata tutti i giorni.

Mi sono soffermata, ancora una volta sulle tradizioni.

A Napoli è molto importante e sentita la Vigilia di Natale, ci sono una serie di riti che culminano, per chi è cattolico con la messa di mezzanotte.
Per il cenone, non ci sono dubbi: spaghetti -o meglio ancora "vermicelli" - con le vongole, frittura di pesce, baccalà fritto e col sugo, pizza di scarole, insalata di rinforzo, spaghetti alla puttanesca, capitone, che non ho mai mangiato, proprio non ci riesco, e poi tutti i dolci tipici, dagli struffoli ai rococò.

Ma per il pranzo di Natale? Cosa si prepara di caratteristico, di irrinunciabile, di particolare? Ho provato a ricordare, e a parlarne con la mia famiglia, e ognuno mi diceva qualcosa, chi la minestra, chi il brodo, chi il capretto, che non mangio da anni, e non mangerei perchè mi fa impressione, chi i cannelloni e così via....
Allora ho pensato che anch'io da quando sono a Milano per la vigilia ho sempre preparato il pesce, ma raramente la frittura, molto frequentemente branzini o orate al forno, il baccalà non l'ho mai preparato fritto e col sugo, di sera???!!???, e se l'ho cucinato è sempre stato l'unico piatto di pesce, mentre per il Natale ho sempre cucinato quello che la fantasia del momento mi ispirava, ripeto sempre all'insegna della sobrietà.

Così, vuoi per evitare la fila al banco della macelleria, vuoi perchè sono settimane, ginocchio permettendo, che mi diverte sperimentare ricette col petto di pollo ripieno, ho deciso di fare l'ennesima versione con un ripieno a base di mortadella e pistacchi, che legano benissimo con la mortadella.
Risultato? Un arrosto morbido e succoso, abbastanza veloce da fare, occorre solo fare attenzione quando si incide il petto di pollo per ottenere un'unica fetta, dalla cottura lenta, a fuoco non troppo alto che consente anche di fare altro.

E poichè a Natale eravamo io Francesco, mio marito, e Fonci, il nostro adorato gatto, ne è avanzato un bel pò per oggi, così non ho quasi cucinato e ho trascorso la mattinata a finire di leggere Beatrix, un altro dei capolavori della "Comedie humaine" di Balzac, forse preparo anche un articolo di critica letteraria, ma questa è un'altra storia....



Petto di pollo ripieno

550 g. di petto di pollo,
75 g. di mortadella,
50 g. di parmigiano reggiano,
25 pistacchi,
1 cipolla dorata piccola,
3, 5 cucchiai di olio extravergine di oliva,
sale.

Aprite, utilizzando un buon coltello sfilettatore, il petto di pollo, privatelo delle cartilagini del grasso, fate molta attenzione a non separare le varie parti e a non lacerare la carne, fino ad ottenere un’unica fetta. Rifilatela tutta e mettete da parte la carne avanzata.
Copritela con 2 – 3 fette di mortadella, metà dei pistacchi tritati grossolanamente, e qualche scaglia di parmigiano.
Tritate al coltello la carne di pollo avanzata e la mortadella, tritate grossolanamente i pistacchi e il parmigiano, e amalgamate il tutto.
Ponete “il salsicciotto” ottenuto sul petto di pollo, avvolgetelo delicatamente facendo attenzione a non far uscire il ripieno.
Avvolgetelo bene con lo spago da cucina, chiudendo bene anche le estremità.
In una casseruola mettete la cipolla tagliata a pezzi e l’olio, il sale, unite il petto di pollo ripieno, e fatelo rosolare (volendo, per una preparazione più leggera potete evitare la rosolatura) per 3 – 4 minuti.
Aggiungete acqua – o brodo vegetale - fino ad arrivare alla metà del pollo, incoperchiate e a fiamma media cuocete per circa 1 ora e un quarto.
Lasciate intiepidire, affettatelo e servitelo col sughetto di cottura.






Come vino ho abbinato un bianco siciliano il Rapitalà i suoi aromi di salvia, fiori di cappero, ben si armonizzavano col petto di pollo.

martedì 23 dicembre 2008

Insalata di rinforzo



Una pietanza, al pari di un libro, di un brano musicale, di un profumo, di un luogo, può evocare tanti ricordi. Il piatto della memoria, insieme a pochi altri, per me è sicuramente l'insalata di rinforzo, una delle più tipiche ricette tradizionali natalizie napoletane.
A Napoli, per il cenone della Vigilia di Natale, ritenuto - forse - quasi più importante del pranzo di Natale, non c'è famiglia che non la prepari.
Ovviamente anche la mia famiglia si atteneva a questa tradizione, e questo piatto ha accompagnato tutte i miei Natali vissuti a Napoli.
Ed anch'io, di tanto in tanto la preparo per la Vigilia.
La ricetta è semplicissima, e di facile, e veloce, esecuzione: cavolfiore lesso, sottaceti, olive, olio e aceto.
Ovviamente, come in tutte le ricette tradizionali e regionali, la ricetta varia da famiglia a famiglia c'è chi aggiunge le acciughe sotto sale, anzi per alcuni è un elemento fondamentale, ma l'insalata di rinforzo della mia infanzia non le prevedeva, quindi, nonostante a me le acciughe piacciano, non le aggiungo.
Altro elemento, questo davvero importante sono le papacelle, ovvero un tipo di peperoni molto, molto piccanti, conservati sotto aceto, questi, tradizione o non tradizione, ricordi o non ricordi, non posso proprio aggiungerli per la mia intolleranza ai peperoni.
Questa ricetta mi sembra per alcuni versi Alice nel Paese delle Meraviglie, è speculare, ogni ingrediente, ogni passaggio genera altri ricordi, così le papacelle mi ricordano una parte del percorso che facevo per andare all'Università: una zona di mercato, in cui già a fine novembre le bancarelle, in alcune tinozze di plastica, ricolme di aceto, vendevano questa varietà di peperoni, anticipando a tutti noi studenti l'atmosfera natalizia.
Un'altra tradizione legata all'insalata di rinforzo, ma questa non seguita nè dalla mia famiglia e neanche da me, è di aggiungere i vari ingredienti all'insalata, mano a mano che questi si esauriscono, fino ad arrivare alla vigilia di Capodanno con un'insalata che è nuova, ma in fondo sembra quasi sempre la stessa.
Proprio da questa usanza deriverebbe il nome, cioè una pietanza che viene "rinforzata" mano mano che gli ingredienti finisono; secondo altri invece il nome rinforzo è da attribuire al sapore forte dato dai sottaceti, dall'aceto, e per chi le mette dalle papacelle.



Insalata di rinforzo

1 cavolfiore,
350 g. di sottaceti,
25 olive verdi,
20 nere, quelle di Gaeta sono perfette,
5 cucchiai di olio
4 di aceto,
sale.

Lessate il cavolo, una volta raffreddato conditelo con i sottaceti tagliati grossolanamente, le ulive verdi e nere, l'olio e l'aceto, mescolate bene i vari ingredienti e lasciate insaporire per un paio d'ore al fresco. E' preferibile prepararla il giorno prima, così tutti gli ingredienti si amalgamano e il sapore è davvero deciso. E' ottimo abbinata al bollito, o anche al pesce al forno.

domenica 21 dicembre 2008

Plum cake di Natale


Che settimana intensa (e stressante)! Sono tornata al lavoro, sono ancora in ballo per il ginocchio, sto facendo i preparativi per il Natale, ho partecipato alla cena aziendale di mio marito....dunque un momento di pausa e riflessione ci voleva proprio, e così ho preparato questo plum cake dolce seguendo una mia ispirazione, in pratica ho sostituito il burro con lo yogurt, ottenendo comunque un plum morbido e fragrante, ma sicuramente più leggero e meno calorico, ed aggiungendo all'impasto, come omaggio alle festività, i fichi secchi e i datteri. Il risultato è stato davvero soddisfacente e la mia pausa ancora più rilassante.



Plum cake di Natale
150 g. di farina,
100 g. di frumina,
80 g. di zucchero,
1 vasetto di yogurt naturale,
2 uova,
100 g. di nocciole sgusciate,
70 g.di fichi secchi - tre -,
2 datteri,
6 ciliegine candite,
1 cucchiaio abbondante di uvetta,
1 bustina di lievito,
1 pizzico di noce moscata,
1/2 cucchiaino di cannella.

Per prima cosa ammollate l'uvetta nell'acqua tiepida, poi tagliate a dadini i fichi, i datteri, le ciliegine e infarinatele bene scrollando la farina in eccesso. Sgocciolate l'uvetta ed infarinatela. Tritate grossolanamente col mortaio le nocciole. Lavorate con le fruste le uova e lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso, aggiungete metà della miscela di farina, frumina e lievito setacciati, unite lo yogurt e la restante miscela di farine e le nocciole, amalgamate il tutto aiutandovi con le fruste, ed eventualmente un leccapentola. Aggiungete la cannella, i fichi, le ciliegine, l'uvetta e la cannella. Amalgamante il tutto col leccapentola.
Versate il composto in uno stampo da plum cake imburrato, rivestito di carta forno ed ancora imburrato cuocete in forno già caldo a 180° per circa 30 - 35 minuti, o fino a quando il plum risulta dorato in superficie, eventualmente controllate la cottura all'interno con uno stecchino.





Ho abbinato una cioccolata calda preparata col cioccolato fondente.

domenica 14 dicembre 2008

Torta di mele


Lo ammetto, pur avendo detto più volte di preferire le cose salate ai dolci, la torta di mele mi piace da impazzire.
Questa ricetta, "scovata" tanti anni fa da una mia amica più salutista di me, mi piace in modo particolare perchè la sua realizzazione non richiede alcun tipo di grasso, quindi niente burro, olio, e neanche yogurt; la morbidezza è data dalle mele.
Col tempo l'ho un pò modificata, altrimenti che cuoca eclettica sarei?, ma il principio base di non aggiungere grassi l'ho fedelmente mantenuto, anche perchè è una torta che ha sempre molto successo fra i i miei amici.
Nella versione odierna ho aggiunto un pò di nocciole, e una leggera gratinatura con lo zucchero di canna.



Torta di mele

200 g. di farina,
50 g. di frumina,
150 g. di zucchero,
3 uova,
2 mele,
60 g. di nocciole sgusciate,
poco più di 1/2 bicchiere di latte tiepido,
1 limone,
1 bustina di lievito per dolci,
1 cucchiaio di zucchero di canna,
1 pizzico di cannella.

Lavare, sbucciare e tagliare le mele a fettine, porle in un recipiente e farle insaporire col succo del limone e un pizzichino di cannella.
Pestare grossolanamente nel mortaio le nocciole.
Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e e spumoso, aggiungere mano a mano la farina e la frumina, e amalgamare con metà del latte, unire quindi le nocciole, il pizzico di cannella, la bustina di lievito e il restante latte, amalgamare bene il tutto e porre in una teglia precedentemente imburrata.
Cuocere in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti, eventualmente a metà cottura coprire con la carta forno. A fine cottura cospargere con lo zucchero di canna e passare sotto al grill per qualche minuto.


Ho abbinato il Tè nero cinese Gran Keemun, il suo gusto affumicato si armonizzava perfettamente col retrogusto di cannella.

venerdì 12 dicembre 2008

Triglie al cartoccio


Non finirò mai di lodare la bontà e la versatilità delle triglie, sono ottime preparate in tanti modi, fritte, alla livornese, nelle varie zuppe di pesce, al cartoccio.

La cottura al cartoccio mi piace per tutti i tipi di pesce: richiede pochissimo olio, a volte non lo metto neanche, i tempi di cottura sono rapidi e le carni mantengono intatte tutta la fragranza e la delicatezza; inoltre arricchendo il "cartoccio" con le erbe aromatiche si può diminuire il quantitativo di sale, ottenendo una pietanza comunque sapida e profumata.

Per questo tipo di cottura è necessario, come sempre del resto, che la materia prima sia di ottima qualità; nel caso specifico ho utilizzato triglie freschissime e rigorosamente di scoglio.



Triglie al cartoccio

4 triglie di scoglio,
prezzemolo,
1 aglio,
olio extravergine di oliva,
sale.


Lavare ed eviscerare le triglie; tritare finemente col coltello aglio e prezzemolo; distribuire il trito nella pancia delle triglie, adagiare ogni pesce su un foglio di carta forno, condire le triglia con il restante trito, il sale e un filo di olio, chiudere bene i cartocci, disporli in una teglia e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti

Come vino ho abbinato un Riesling bianco del Trentino: mi attirava l'idea di associare un vino tipicamente nordico, ad una pietanza mediterranea.


giovedì 11 dicembre 2008

Panini al latte


Come ho già scritto ieri ho tante ricette "pre ginocchio" che chiedono di essere pubblicate; la scelta è stata molto semplice e quasi automatica: i panini al latte.
Li ho preparati l'estate scorsa, quando ero in vacanza sul lago, in un giorno di metà giugno molto poco estivo, nel quale la pioggia e il vento imperavano, e così ho pensato di trasformare quella che poteva essere una giornata tediosa in un pomeriggio divertente, tutto dedicato alla cucina con tanto di cottura al forno, il mio amatisimo forno...

Anche oggi fa molto freddo e piove, ma è normale, siamo quasi a Natale, e così i panini al latte virtualmente, ahimè!, mi riscaldano e profumano la mia cucina.

Questa ricetta l'ho presa sul sito giallo zafferano la realizzazione è stata semplice e il risultato buonissimo!



Panini al latte

Per circa 30 panini

50 gr. di burro,
500 g. di farina 0 manitoba,
300 ml di latte,
25 gr. di lievito di birra,
7 gr. di sale,
60 gr. di zucchero,

per spennellare:

latte q.b.,
1 uovo.

Sbriciolate il lievito di birra in una ciotola, aggiungete due cucchiaini di zucchero e unite 100 ml di latte appena tiepido; mescolate per sciogliere i grumi e coprite la ciotola con un piattino, attendendo che sulla superficie del latte si formi una leggera schiuma.
Nel frattempo scaldate appena il resto del latte, unitevi lo zucchero restante, il burro fuso e il sale, quindi mescolate bene per sciogliere il tutto.
Ponete in una capiente ciotola (o su di una spianatoia) la farina, formate un buco al centro e versatevi il composto di latte e lievito che nel frattempo avrà formato la schiuma.
Amalgamate bene gli ingredienti fino ad ottenere una palla, che dovrete impastare per almeno 15 minuti, fino a che il composto non diventi liscio ed elastico.
Ponete l’impasto in una capiente ciotola e copritelo con un panno leggermente umido; mettetelo a lievitare in un ambiente leggermente tiepido e senza correnti d’aria per almeno due ore: la pasta deve raddoppiare il suo volume.
Quando la pasta sarà lievitata, toglietela dalla ciotola e formate un salsicciotto dal quale ricaverete tanti pezzetti del peso di circa 30 gr. ciascuno, con i quali formerete delle palline che adagerete su una teglia foderata con carta forno.
Per formare i panini non dovete prendere il singolo pezzetto di pasta e formare una palla con movimento rotatorio dei palmi delle mani (come per fare una polpetta), perché i panini non risulterebbero lisci, ma pieni di grinze.
Dovrete invece lavorare il singolo pezzetto di impasto prendendolo con le dita delle due mani, tirare i bordi della pasta verso il basso e spingerla con i pollici alla base, premendola poi per saldarla.
Così facendo, porterete le increspature alla base e la sua superficie risulterà liscia; la successiva lievitazione attenuerà tutte le increspature sottostanti.
Spennellate i panini ottenuti con del latte tiepido e lasciateli lievitare per almeno mezz’ora in un posto tiepido e privo di correnti d’aria.
Nel frattempo accendete il forno a 220° e quando i panini saranno nuovamente lievitati spennellateli con l’uovo battuto e infornateli per circa 18 minuti.
Quando si saranno imbruniti, estraete i panini dal forno e lasciateli raffreddare.
Consiglio: l’impasto deve risultare molto morbido ed elastico, ma non appiccicoso; il tutto dipenderà dal tipo di farina che impiegherete per la loro preparazione, che potrebbe assorbire più o meno liquidi. A questo proposito quando impasterete la pasta per circa 15 minuti, regolatevi aggiungendo un po’ di latte nel caso l’impasto risultasse troppo duro, oppure aggiungendo un po’ di farina (che spargerete mano a mano sulla spianatoia), nel caso l’impasto risultasse appiccicoso.

mercoledì 10 dicembre 2008

Varie ed eventuali....

Rieccomi qua, dopo un lunga assenza dal blog, causata da impegni lavorativi e da qualche imprevisto.
Non mi soffermo sul lavoro, è banale: (come al solito) avevo molto da fare e così, per tutto il mese di ottobre, ho fatto un bel pò di straordinari che non mi hanno consentito di aggiornare il blog con la solita assiduità, ma contavo di riprendere non appena avessi avuto un pò di tempo.
Agli inizi di novembre, all'uscita dall'ufficio ho preso il tram per tornare a casa, e sia a causa del pavimento melmoso - a Milano in quei giorni diluviava - sia perchè il conducente è partito come se dovesse vincere il gran premio di formula 1 dei tram (forse l'hanno istituito e non ne sono informata!) sono malamente scivolata, procurandomi una distorsione al ginocchio sinistro.
E così sono rimasta letteralmente bloccata a letto con la gamba fasciata.
Adesso va un pò meglio, mi sento più tranquilla, mano a mano sto riprendendo tutte le mie attività e fra queste anche il blog, anche perchè ho molte ricette, come dico io "pre ginocchio", che vogliono essere pubblicate.
Voglio ringraziare sinceramente tutti gli amici blogger e non che seguono il mio blog, che preoccupati per la mancanza di aggiornamento mi hanno scritto sulla mia casella personale, ho già risposto a tutti, ma desideravo comunque ringraziarli dal blog.
Mi scuso invece con gli amici che mi hanno lasciato messaggi sul blog, ai quali non ho avuto ancora il tempo di rispondere.
Giovanna

sabato 18 ottobre 2008

Calamarata con ragù di moscardini e totani



La calamarata è una tipica pasta napoletana adatta per i ragù di mare.
Ogni volta che la preparo la condisco con sughi e ragù (di mare, of course!) sempre diversi, lasciandomi ispirare da quello che offre il mercato; il ragù di questa ricetta è tutto a base di molluschi, la scelta è stata molto facile, i moscardini erano perfetti, piccoli e profumatissimi, proprio adatti a questo tipi di sugo, e l'abbinamento con le zucchine e i fiori di zucca è venuto da se.....

Calamarata con ragù di moscardini e totani
180 g. di pasta tipo calamarata,
200 g. di zucchinette col fiore,
200 g. di totani,
2 moscardini,
1 pomodoro perino,
3 cucchiai di olio,
1 aglio,
sale e pepe bianco.
Lavate e pulite i moscardini e i totani, tagliate i moscardini in 2 - 3 parti e i totani ad anelli, lasciando interi i ciuffi; fate soffriggere l'aglio, unite i molluschi, salate e fate insaporire mescolando spesso per 4 - 5 minuti, quindi aggiungete il pomodoro perino lavato, privato della buccia e dei semi, e tagliato a dadini; fate cuocere per altri 4 - 5 minuti, poi unite le zucchine lavate e tagliate a rondelle, cuocete per altri 2 - 3 minuti, in modo che le zucchine restino croccanti; poco prima di scolare la pasta aggiungete i fiori di zucca tagliati a listarelle, unite la pasta, mescolate bene, insaporite con ua abbondante grattugiata di pepe bianco (molto delicato, esalta il gusto del pesce), e servite.

Come vino ho abbinato un bianco delle Cinque Terre.

lunedì 13 ottobre 2008

Cake salato farcito con noci e gorgonzola


Fra me e questo cake salato c'è stato un lungo "corteggiamento"; dunque, su Sale & Pepe di qualche anno fa ho letto questa ricetta, che fra gli ingredienti contiene anche i fagiolini, verdura che mi piace tantissimo; per una serie di motivi ne ho sempre rimadato la preparazione ma la curiosità, e la golosità hanno avuto la meglio e quindi ecco pronto il cake salato.

Rispetto alla ricetta originale ho sostituito il lievito istantaneo col lievito chimico tipo Mastro Fornaio, il motivo è semplice: non amo i lieviti instantanei, ho sempre di scorta per qualunque evenienza, il lievito chimico, anche se di base uso sempre quello di birra; ho inoltre sostituito il roquefort col gorgonzola, sono sincera non so neanch'io perchè, a parte che entrambi sono due formaggi erborinati, abbastanza simili di sapore, diciamo che forse il gorgonzola mi ispirava i più....
Con questa ricetta partecipo al Club Sale & Pepe della amica Arianna.





Cake salato farcito con noci e gorgonzola

250 g. di farina 00,
3 uova,
8 g. di lievito per torte alate e pizze,
100 g. di gorgonzola,
150 g. di fagiolini,
50 g. di gherigli di noce,
un dl di latte,
olio extravergine di oliva,
sale.

Pulite i fagiolini e tagliateli a tocchetti. Cuoceteli in acqua in ebollizione per circa 5 minuti; scolateli, raffeddateli in acqua e ghiaccio e asciugateli bene.
Setacciate la farina col lievito, unite le uova sbattute e una presa i sale e lavorate gli ingredienti con una frusta a mano, in modo da ottenere un impasto liscio, soffice e privo di grumi. Incorporate i fagiolini a pezzetti, il gorgonzola sbriciolato, i gherigli di noce spezzettati, il latte e 4 cucchiai di olio.
Imburate uno stampo da plum cake della capacità di un litro, sistematevi l'impasto e cuocete in forno caldo a 200° per circa 35 minuti; verificate la cottura inserendo al centro uno stecco di legno che dovrà uscire asciutto. Sfornate il cake, lasciatelo raffeddare e servitelo.





Come vino ho abbinato un Vermentino ligure.

sabato 11 ottobre 2008

Risotto fagioli e salsiccia



Saranno state le temperature più basse, sarà stato che l'autunno mi ha ispirata, ma mi è venuta voglia del risotto, ma non di un risotto leggero, tranquillo, ma di un piatto bello robusto: risotto con salsiccia e fagioli, e così con l'alibi che c'erano i fagioli con l'occhio da consumare, e che tanto fa freddo (?!??), un risottino con la salsiccia e i fagioli si poteva proprio fare!

Come fagioli ho usato i fagioli secchi, rispetto a quelli in scatola la cottura richiede un pò di tempo, biogna ricodarsi di ammollarli, ma il sapore è completamente diverso, la consistenza migliore, e sotto il profilo nutrizionale più ricchi di ferro, proteine e fibre, considerando che i fagioli in scatola contengono additivi e molto zucchero.

Risotto fagioli e salsiccia
180 g. di riso Carnaroli,
120 g. di fagioli con l’occhio secchi,
2 salamelle mantovane,
½ cipolla dorata,
1 l. circa di brodo vegetale,
olio extravergine di oliva,
sale.

Ammollate i fagioli, sciacquateli e lessateli in abbondante acqua e senza sale.
Quando sono pronti, fate soffriggere la cipolla tritata a coltello in 2 cucchiai di olio, aggiungete i fagioli, fate insaporire, unite il riso, tostatelo, salate e cucinatelo versando mano a mano un mestolino di brodo bollente; pochi minuti prima della fine della cottura aggiungete le salsiccie sbriciolate, mescolate bene, e portate a cottura.
Come vino ho abbinato un Chianti, la corposità del piatto, la presenza dei fagioli e della salsiccia ben si armonizzava con uno dei più classici vini italiani.

giovedì 9 ottobre 2008

Peperoni al gratin


Peperoni al gratin? In autunno? Lo so i peperoni sono decisamente estivi, e io non ho cambiato idea in merito: la frutta e la verdura la compro e la consumo rigorosamente di stagione; non comprerei mai in pieno agosto le cime di rapa (si trovano, eccome!), così come non mangerei le melanzane in pieno inverno (si trovano anche quelle...)

Ma questi peperoni li ho preparati in piena estate, e in questi giorni rivedendo le foto delle ricette da pubblicare, mi ha fatto molta allegria il rosso dei peperoni e ho pensato di pubblicarle, per dare un pò di pepe...roni e calore all'autunno.





Detto ciò i peperoni al gratin sono un piatto tipico della cucina napoletana; sono ottimi per accompagnare un buon arrosto, il pollo al forno, un branzino bollito, e tutto ciò che la fantasia suggerisce, io li ho abbinati ad un'orata al forno, presentata con un filo di olio e basta, ma questa è un'altra storia, o per meglio dire un'altra ricetta......

Sono molto buoni consumati il giorno dopo, forse anche più saporiti, in quanto tutti gli ingredienti si sono ben amalgamati; inutile aggiungere che la preparazione è facile e veloce.



Peperoni al gratin

3 peperoni rossi,
4 cucchiai di pan grattato,
1 manciata di capperi,
1 manciata di olive nere, preferilmente di Gaeta,
prezzemolo,
olio extravergine di oliva,
sale.

Lavate, e tagliate a tocchetti i peperoni privandoli dei semi e della parte bianca; fate riscalare l'olio in una padella, aggiungete i peperoni e mescolateli bene, a metà cottura aggiungete 2 cucchiai di pan grattato, i capperi precedentemente dissalati, le olive nere, metà del prezzemolo tritato finemente e poco sale, considerato che i capperi comunque ne contengono; girate bene per amalgamare i vari ingredienti; a fine cottura, quando i peperoni saranno appassiti aggiungete i restanti cucchiai di pan grattato e il prezzemolo.



Come vino ho abbinato un Chianti rosso, il suo sapore si armonizzava perfettamente con la sapidità della ricetta.