giovedì 31 dicembre 2009

Tronchetto natalizio

Il tronchetto natalizio è un dolce tipico francese, sicuramente più appropriato per il Natale che per Capodanno.
Poichè, è uno dei (pochi) dolci natalizi che mi piace molto, ho voluto postarlo comunque, e poi fino all'Epifania c'è sempre aria di festa.

La preparazione è semplicissima: pasta biscuit, farcita, solitamente, con una mousse al cioccolato.
Col tempo ho messo a punto una crema che accontenta tutti, marmellata di marroni, lavorata con zucchero al velo, vaniglia, cacao e marron glacè.
La crema non è molto dolce, piace anche a chi non ama i marron glacè e marmellata di marroni, perchè il gusto si stempera col cacao, la vaniglia e lo zucchero.
Inoltre non ci sono liquori, quindi è molto adatto ai bambini.
Per decorare ho scelto cioccolato fondente all'85 %: il suo gusto amaro, compensa la dolcezza della farcia.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.

E col tronchetto vi auguro in dolcezza un Buon Anno!



Tronchetto natalizio

ingredienti per 8 persone

per la pasta biscuit:

80 g. di farina 00,
80 g. di zucchero,
2 uova,
vaniglia, burro per la placca,

per la farcia:

150 g. di marmellata di marroni,,
20 g. di zucchero a velo,
2 cucchiaini di cacao amaro in polvere,
2 marron glacè,
vaniglia,

per la decorazione:

100 g. di cioccolato fondente 85%,
40 g. di burro,
ciliegine candite,
cedro candito,
zucchero al velo,
cacao.

Montate le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e molto chiaro, aggiungete la farina e i semi di vaniglia, mescolte bene e versate il composto su una placca imburrata, ricoperta di carta forno e imburrata.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti, quindi avvolgete la pasta su un canovaccio e fatela raffreddare.
Intanto preparate la crema: in una terrina unite alla marmellata di marroni lo zucchero al velo, e con una frusta lavorate fino ad incorporare bene lo zucchero e a creare una crema soffice e vellutata, aggiungete il cacao e lavorate ancora con le fruste, quindi unite i semi di vaniglia e i due marron glacè tagliati a pezzettini.
Amalgamate bene il tutto e fate riposare in luogo fresco per un paio d'ore.
Quando la pasta sarà fredda, spalmate la crema, avvolgetelo, chiudetelo strettamente nella pellicola e ponetelo per almeno un paio d'ore in frigo a consolidarsi.
Quindi liberato dalla pellicola, tagliate obliquamente le due estremità che porrete ai lati del dolce.
Fate sciogliere a bagnomaria il burro con il cioccolato, rivestite il tronchetto, con i rebbi di una forchetta create le varie scanalature.
Fate raffreddare.
Al momento di servirlo decoratelo con la frutta candita e spolveratelo con cacao e zucchero al velo.



Ho abbinato uno spumante

lunedì 28 dicembre 2009

Frollini salati

Come dico spesso, non aspetto Natale per preparare pietanze particolari, la mia cucina è più legata all'alternanza delle stagioni che alle festività.
Se ho voglia di una particolare pietanza, appena ho un attimo di tempo la preparo, senza aspettare particolari ricorrenze, anche perchè, e lo dico con grande sincerità, credo che la vita vada celebrata ogni giorno.
E così anche quest'anno ho preparato un pranzo all'insegna della sobrietà, della semplicità, e possibilmente della leggerezza.
Ed anche se avevo voglia di preparare dei biscotti natalizi, avendo preparato qualche giorno prima, i
frollini alla cannella, ho optato per dei frollini salati, dandogli delle forme tipicamente natalizie.

Ho preparato un impasto unico, e una volta freddo l'ho suddiviso in tre parti, aromatizzando il primo col
pepe di Sechuan, mentre per gli altri due impasti ho utilizzato semi di sesamo e semi di papavero.

I frollini erano molto aromatici, molto friabili e saporiti.
Ottimi da abbinare con salumi, io li ho abbinati a prosciutto crudo di Parma, scelto per la sua dolcezza, e al culatello di zibello.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.









Frollini salati

ingredienti per circa 50 frollini

155 g. di farina 00,
65 g. di parmigiano grattugiato,
120 g. di burro,
1 tuorlo,
1 pizzico di sale,
pepe di Sechuan,
semi di papavero,
semi di sesamo.

Impastate la farina, il parmigiano e il sale col burro freddo tagliato a pezzetti, unite il tuorlo d'uovo e lavorate fino ad ottenere un impasto non troppo duro, ma neanche appiccicoso, avvolgetelo nella pellicola e ponetelo in frigorifero per almeno 2 -3 ore.
Quindi dividetelo in tre parti, stendete ognuna, lasciando le altre nel frigo.
Lavorate la prima col pepe di Sechuan e ricavate delle stelle, stendete il secondo, ritagliate delle comete e ricopritele di semi di sesamo e il terzo, una volta steso dategli la forma di abete e ricopritelo con i semi di papavero.
Infornateli a 180°, su una placca ricoperta di carta da forno, per circa 12 -13 minuti, o fino a quando non saranno dorati in superficie.



Ho abbinato uno spumante Franciacorta

lunedì 21 dicembre 2009

Zuppetta calda di lenticchie

Qui a Milano nevica da ore, il paesaggio è magicamente imbiancato, e i suoni ovattati.
Adesso che sono a casa, con una tazza di tè caldo, mi piace.
Mi piace molto vedere lo sfarfallio dei fiocchi e la neve che mano a mano ricopre tutto.
E in una serata fredda come questa una zuppetta calda e fumante è proprio l'ideale.
La zuppetta doveva essere preparata in tutt'altro modo, ma non avendo trovato le verdure giuste, ho optato per una zuppa di lenticchie, cotte con patate, carote, cipolle, aromi varie, e poi frullate col minipimer.
Fra le varie spezie ho utilizzato il pepe di Sechuan, una spezia che al di là del nome, non ha nulla da condividere con il pepe.
Molto utilizzata nella cucina orientale, sia nelle preparazioni dolci che in quelle salate, ha un aroma molto particolare: non forte e piccante come il pepe o il peperoncino, e con un leggero retrogusto di limone.

La zuppa l'ho accompagnata con dei crostini di pane, spennellati di olio, leggermente salati e tostati per qualche minuto nel forno caldo.
La zuppa era veramente molto buona, calda e corroborante.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.

Zuppetta calda di lenticchie

ingredienti per 2 persone:

60 g. di lenticchie
1 patata grande,
2 carote medie,
2 cipolle dorate piccole,
4 cucchiai di pomodorini in scatola,
2 gambi di sedano con le foglie,
olio extravergine di oliva,
2 fette di pane,
2 chiodi di garofano,
1 foglia di alloro,
bacche di pepe rosa,
pepe di sechuan,
sale.


Scegliete a dito le lenticchie, lavatele e ponetele in una capiente casseruola, insieme alle verdure lavate e tagliate a tocchetti, i pomodorini, le spezie, l'alloro, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e il sale.
Ricoprite con acqua e dopo l'ebollizione fate sobbolire per circa un paio d'ore, eventualmente aggiungete altra acqua calda.
Quindi frullate, abbastanza grossolanamente, col minipimer, e fate cuocere fino a quando la zuppa sarà addensata.
Tagliate il pane a bastoncini, spennellateli con l'olio, salateli e poneteli sotto il grill, fino a quando saranno dorati.
Servite la zuppa caldissima.

Come vino ho abbinato un Primitivo di Manduria

giovedì 17 dicembre 2009

Ravioli formaggio e pere

Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere...

In questo detto popolare c'è un'innegabile verità: il formaggio, abbinato alle pere è buonissimo.
Partendo da questo assunto, ho pensato di utilizzare le pere e il formaggio per una preparazione salata.
E non volendo preparare la solita quiche, ho optato per questi ravioli, nel cui ripieno la pera è presente unitamente alla ricotta e al taleggio, formaggio dal sapore deciso.

In questo caso ho utilizzato una stagionatura media, per non coprire troppo il sapore delle pere.
Sempre nel ripieno ho utilizzato la ricotta, per fare da legante fra il taleggio e le pere.
Ed ovviamente anche il parmigiano reggiano, e la noce moscata per dare un tocco aromatico.

Li ho conditi con la pera tagliata a tocchetti, ammorbidita ed insaporita in una noce di burro, e aromatizzati dalla noce moscata, che richiamava il ripieno, e abbondante parmigiano reggiano, grattugiato con una grattugia a fori grossi.

I ravioli erano veramente molto buoni, tutti i sapori erano ben amalgamati.
Ho anche pensato di prepararli per il pranzo di Natale, anche se in merito a questo ho le idee molto, molto confuse.

Poichè i ravioli li ho preparati in quantità industriale, anche se a me non piace surgelare, li ho surgelati e mangiati la settimana successiva, ed erano ancora molto buoni e gustosi.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.



Ravioli formaggio e pere

Ingredienti per 6 persone

per l'impasto:

240 g. di farina 00,
60 g. di semola,
3 uova,

per il ripieno:

200 g. di ricotta di pecora,
100 g. di Taleggio di media stagionatura,
40 g. di parmigiano grattugiato,
65 g. di pere Abate,
noce moscata,

per il condimento:

160 g. di pera Abate
una noce di burro,

parmigiano reggiano
noce moscata.

Per la lavorazione dell'impasto cliccate qui; intanto che l'impasto si riposa preparate il ripieno:
tagliate a dadini molto piccoli la pera, dopo averla lavata e pelata, unite la ricotta, il parmigiano, il taleggio tagliato anch'esso a dadini molto piccoli e la noce moscata; lavorate bene tutti gli ingredienti, fino a formare un impasto omogeneo.
A questo punto tirate la sfoglia, e preparate i ravioli col ripieno.
Lessateli in abbondante acqua bollente salata, e conditeli con un sugo ottenuto facendo ammorbidire e insaporire la pera tagliata a tocchetti in una noce di burro, aromatizzata dalla noce moscata.
E un'abbondante grattugiata di parmigiano reggiano.



Li ho abbinati con un Pinot grigio veronese

mercoledì 16 dicembre 2009

Frollini alla cannella e tè verde allo zenzero

Preparare i biscotti riporta sempre all'infanzia, quando si pasticciava, si impastava, si giocava con le formine a ritagliare varie sagome, si infornava e si aspettava trepidanti che i biscotti fossero pronti.
Certi ed orgogliosi di preparare dei capolavori, anche quando la stella aveva perso una punta, la cometa sembrava un ibrido, e l'omino aveva perso un braccio o una gamba.
Ma inebriati dall'odore delle spezie, e felici di fare quello che realizzavano i "grandi", i nostri biscotti ci sembravano dei capolavori.
Qualche anno è passato, e i biscotti che preparo hanno delle forme più credibili, non oso dire perfette; ma la magia, l'odore delle spezie che preannuncia le festività, il piacere di impastare quello è rimasto intatto.
I biscotti li preparo poco, anche perchè, per lo più sono troppo ricchi di burro, e come ormai saprete, preferisco preparazioni più leggere, e comunque la mia passione erano e restano i primi piatti.
Ma quando ho visto questa ricetta sulla Cucina Italiana di dicembre, non ho resistito, e in barba ai 175 g. di burro, li ho ben impressi, anche senza leggere la ricetta, li ho preparati.
La ricetta originale suggeriva di preparare un rettangolo e di tagliare i biscotti con un tagliapasta quadrato.
Io ho steso la pasta, ho ottenuto un rettangolo tagliando col coltello la pasta in eccesso, formando dei biscotti che non ho offerto, e poichè non avevo il tagliapasta quadrato li ho tagliati col coltello.



Ne valeva veramente la pena: la casa era profumatissima, l'odore della cannella si spandeva allegramente nell'aria, e i miei ospiti li hanno molto apprezzati.



E poichè i biscotti, mi piace sempre accompagnarli al tè, non ho avuto esitazioni e li ho abbinati ad un tè verde giapponese, il Sencha, speziato allo zenzero.

Ho scelto il tè verde giapponese per la sua freschezza, che ben contrastava con la sapidità data dal burro, e lo zenzero che si abbinava molto bene alla cannella.




Quelli avanzati li ho abbinati nei giorni successivi al tè nero alle arance amare.
La cannella e le arance formano un connubio perfetto!




Frollini alla cannella

Ingredienti per circa 60 pezzi

250 g. di farina più un pò,
175 g. di burro morbido,
175 g. di zucchero di canna,
50 g. di mandorle a lamelle,
un uovo,
un cucchiaino di cannella in polvere,
lievito in polvere per dolci,
sale.

Per il tè verde allo zenzero:
2 g. di tè verde Sencha ogni 20 cl di acqua,
zenzero fresco.
Impastate il burro con lo zucchero e un pizzico di sale. Unite, l'uovo, la cannella e poi la farina setacciata con mezzo cucchiaino di lievito.
Lavorate fino ad ottenere un impasto che metterete a riposare in frigo, avvolto nella pellicola, per almeno 3 -4 ore.
Dividete l'impasto in tre parti, su un foglio di carta da forno infarinato stendetene con il mattarello uno alla volta (cpnservando le altre al fresco: l'impasto è delicato e va lavorato freddo e velocemente) a mm 3, dandogli una forma rettangolare.
Distribuite le mandorle sulla pasta e stendetela di nuovo a mm 1.
Trasferitela con la carta da forno su una placca e infornatela a 160° per 15 minuti.
Sfornatela e con un tagliapasta quadrato (lato 5 cm) tagliate i biscotti finchè la pasta è morbida, poi infornateli per altri 5 -6 minuti.
Stendete e cuocete così anche le altre due parti di pasta.



Per il tè: riscaldate l'acqua ad 80°, versatela in una capace teiera, dove avrete già messo il tè verde e una decina di rondelle sottili di zenzero.
Dopo due minuti di infusione filtrate in un'altra teiera, e servitelo con qualche altra rondella di zenzero fresco.

venerdì 11 dicembre 2009

Timballini di riso con prosciutto e piselli





Questi timballini li ho preparati martedì scorso, per un pranzo tra amici. Volevo preparare qualcosa che fungesse da piatto unico, anche perchè sia a me che a mio marito, che ai nostri ospiti, troviamo eccessivo il canonico pranzo antipasto-primo-secondo-contorno-dolce e frutta.
E così ho preparato il
plum cake agli agrumi, dei biscotti che poi posterò da offrire col caffè, o il tè, un piatto con i carciofi, anche questo ancora da postare, e i timballini che facevano da piatto unico.
La ricetta è sulla falsariga dei
timballini di risotto giallo, ma sia il brodo utilizzato per il risotto, che il ripieno erano completamenti diversi.
E poi questa volta mi sono attrezzata ed ho utilizzato gli stampini da plum cake alti 7 cm!
Per il ripieno mi piaceva molto l'accostamento prosciutto cotto e piselli, unito a perline di mozzarella, e così ho deciso di provarlo.
Il risultato: deliziosi, tutti i sapori si sono fusi e amalgamati l'uno nell'altro, senza però sopraffarsi.
Sicuramente da rifare!

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.



Timballini di riso con prosciutto e piselli

Ingredienti per 8 timballini

Per il risotto:

320 g. di riso Vialone nano,
35 g. di cipolla dorata,
50 g. di parmigiano grattugiato,
1 bustina di zafferano,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe,

per il ripieno:

230 g. di piselli in scatola,
120 g. di prosciutto cotto, tagliato in due fette,

150 g. di perline di mozzarella,
20 g. di cipolla dorata,
sale,
pepe,

per il brodo:

1 carota media,
1 cipolla dorata,
2 patate piccole,
1 gambo di sedano,
1 foglia di alloro,
grani di pepe rosa,
chiodi di garofano.

Per prima cosa preparate il brodo vegetale: in una pentola ponete tutti gli ingredienti, coprite con acqua e fate cuocere a fuoco lento per circa 40 minuti.
Intanto preparate il ripieno: tritate a coltello la cipolla e fatela soffriggere in un cucchiaio d'olio, unite i piselli, salate, pepate, aggiungete un paio di mestoli di brodo e cuocete per circa 20 minuti, quindi unite il prosciutto cotto tagliato a dadini e cuocete ancora per una decina di minuti, eventualmente aggiungete un altro pò di brodo.

Quindi preparate il risotto: fate soffriggere la cipolla tritata a coltello in 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, quindi unite il riso, mescolate bene, e quando sarà traslucido unite un paio di mestoli di brodo, salate, pepate e portate a cottura aggiungendo mano a mano il brodo bollente; poco prima della fine della cottura unite lo zafferano sciolto in un mestolino di brodo, e dovendo cuocere il riso al forno, spegnete dopo circa 14 minuti di cottura.
Mantecate col parmigiano.
Ungete di olio 8 stampini da creme caramel, spolverizzateli di pane grattugiato e foderatene bordi e fondo di risotto, nell'incavo ponete in questa sequenza: tre perline di mozzarella, un cucchiaio di piselli e prosciutto, altre tre perline, un altro cucchiaio di piselli e prosciutto, pressate bene, unite una sola perlina di mozzarella e chiudete con il risotto.
Ponete in forno preriscaldato a 180° per circa 15 - 20 minuti.
Quindi sfornateli, lasciateli intiepidire e sformateli, serviteli accompagnati dalle perline di mozzarella e dal prosciutto e piselli avanzati.



Come vino ho abbinato un bianco del Tigullio.

mercoledì 9 dicembre 2009

Soul cake


Evidentemente questo dev'essere un periodo di buona musica, perchè dopo lo scorso post, torno a parlare ancora di musica.
Questa volta però di un genere completamente diverso, e in un contesto completamente diverso.
Come ho già scritto, la musica classica mi piace moltissimo.
Però, ho altri due grandi miti, uno è Fabrizio De Andrè, Faber, l'altro è Sting, che con i Police prima, e come solista adesso, continua a stupire e a fare musica meravigliosa.
In ogni suo disco si rinnova, ogni suo lavoro è un concentrato di bravura.

Riesce a fare tante cose diverse, mantenendo sempre un senso di coerenza musicale, e risultando sempre credibile e bravissimo.
Due anni fa, con Edin Karamazov, ha pubblicato un disco per sola voce e liuto, Songs from the Labyrinth, con musiche del liutista del cinquecento John Dowland.
In pratica un cantante rock, con molte sfumature nel jazz, che incide un disco utilizzando uno strumento musicale antico, cantando brani di un musucista del cinquecento.
Ho avuto la fortuna di poterlo vedere all'Arcimboldi a Milano in concerto, una serata di magia e poesia.
Splendida Roxanne con arrangiamenti del cinquecento.

Dopo questa avventura la reunion con i Police, che ahimè, non sono riuscita a vedere, e adesso questo nuovo disco, ispirato dal freddo dell'inverno, inciso in Toscana, e dedicato all'inverno con ballate e canti popolari della tradizione inglese.

La prima volta che ho sentito Soul cake, ho pensato ad una torta dell'anima, e poichè per me il cibo ha, anche, un forte valore simbolico, ho pensato subito ad un dolce morbido e fragrante come la ciambella.
E mi è venuta voglia di prepararla.
E pensavo ad una ricetta semplice ma golosa.
Poi Sting è stato ospite al programma di F. Fazio, e ha spiegato che la soul cake, è una preghiera.
Il giorno di Tutti i Santi, i ricchi lasciano dei cesti con dei panini per i poveri, che in cambio cantano e pregano per loro.
Allora ho pensato che la torta doveva essere semplice, ma non golosa, più austera.
Poi ho comprato il cd, ho letto il testo della canzone:

"A soul cake, a soul cake.
Please, good missus, a soul cake.
An apple, a pear, a plum or a cherry".

E la ricetta è venuta da sola: farina, olio yogurt e mela, io ho usato le annurche, ci saranno in Inghilterra? Fa niente, il disco è stato preparato in Toscana, e poi pere, uva passa e ciliegine candite.

Il risultato: una torta soffice e gustosa, dal sapore semplice e fruttato.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.





Soul cake

ingredienti per 6 persone

150 g. di farina più un pò,
100 g. di fecola di patate,
100 g. di zucchero,
125 g. di yogurt,
2 uova,
1 pera,
1 mela,
40 g.di uva passa,
10 ciliegine candite,
1 bustina di lievita per dolci,
il succo di 1 limone,
olio extravergine di oliva.

Montate lo zucchero con le uova fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete la farina, la fecola e il lievito setacciati, lo yogurt, 3 cucchiai di olio extravergine di olivae il succo del limone.
Passate nella farina l'uva passa precedentemente ammollata, strizzata e asciugata, la mela e la pera pelate e tagliate a dadini e le ciliegine tagliate grossolanamente.
Unite, delicatamente per non smontare l'impasto, la frutta e ponete tutto iu uno stampo da plum cake, precedentemente unto e infarinato.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 35 - 40 minuti.
Come sempre vale la prova stecchino, e tenete presente che la frutta conferisce una certa umidità.

Ho abbinato un tè nero di Ceylon.

lunedì 7 dicembre 2009

Salmone affumicato con finocchi e crema allo yogurt


Stasera a Milano la stagione lirica del Teatro alla Scala,è statainaugurata dalla Carmen di G. Bizet, diretta dal direttore d'orchestra Daniel Barenboim.
Come appassionata di musica classica, la lirica mi piace un pò meno, mi sarebbe piaciuto moltissimo esserci.
La Carmen è un'opera bellissima e modernissima, piena di pathos.
Giovedì scorso, Daniel Barenboim è stato il protagonista del programma di F. Fazio, Che tempo che fa, una delle poche isole felici, in un panorama televisivo, francamente deprimente.
Il programma era uno special, dedicato completamente alla musica classica.
Infatti oltre a Barenboim, erano presenti C. Abbado e M. Pollini.
Nel corso della serata, questi tre giganti, hanno suonato, o diretto a seconda delle competenze, ed hanno fatto ascoltare alcuni brani tratti proprio dalla Carmen ed eseguiti dall'orchestra ora in scena.
E questi tre grandi musicisti hanno dimostrato che la musica non vive in un contesto avulso dalla realtà, ma, al contrario, la musica può diventare un motivo d'unione fra persone e popoli diversi ed in lotta fra di loro.
Il progetto di Barenboim, è un grande esempio: in collaborazione con l'intellettuale palestinese E. ha fondato la West-Eastern Divan Orchestra, un'orchestra composta da musicisti arabi e israeliani.
Che si è anche esibita nel 2005 in un concerto unico a Ramallah.
C. Abbado, per tornare a dirigere la filamornica della Scala, ha chiesto che a Milano vengano piantati 90.000 alberi.
E comunque, il successo del programma, ha domostrato che in prima serata, in televisione è possibile proporre programmi di spessore.

Giovedì sono tornata a casa abbastanza tardi, e non volevo perdere tempo a preparare una cena laboriosa, che non mi avrebbe consentito di poter vedere, e sentire, il programma fin dall'inizio.
E così ho accompagnato il salmone affumicato con una cruditè di finocchi, conditi con un filo d'olio e del pepe rosa, olive verdi e nere, una salsina allo yogurt e pane tostato.
In estrema sintesi, più che una ricetta un'idea, ma il risultato finale è stato davvero buono.
Questo piatto si potrebbe considerare sia un secondo, o una cena leggera, o un antipasto.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di
Antonella, Non lasciamoci infinocchiare!

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Salmone affumicato con finocchi e crema allo yogurt


100 g. di salmone affumicato,
2 finocchi medi,
125 g. di yogurt bianco,
olive verdi,
olive nere,
1/2 cucchiaino di semi di finocchio,
pepe nero,
paprica,
olio extravergine d'oliva.

Tagliare i finocchi a fette sottilissime, avendo cura di conservare le barbine, e porle in acqua ghiacciata, lavare e asciugare bene.
Condire lo yogurt con un filo d'olio, un pizzico di paprica, una macinatina di pepe, le barbine del finocchio tritate, i semi di finocchio leggermente pestati, amalgamare bene il tutto.
Disporre in un piatto il salmone, e i finocchi.
Condire i finocchi con un filo d'olio e il pepe rosa leggermente macinato.
Aggiungere le olive, ed eventualmente accompagnare da pane tostato e insaporito da un filo d'olio e pepe nero.



In questo caso ho abbinato un tè nero cinese affumicato, il Gran Keemun

venerdì 4 dicembre 2009

Tagliatelle con ragù di porri e salsiccia

Questa ricetta la potrei molto semplicemente e sinceramente chiamare la "trasformista".
In pratica decido di preparare gli gnocchi di zucca, conditi col ragù, utilizzato poi per le tagliatelle.
Quindi vado al supermercato certa di comprare una bella zucca, o un pezzo di zucca, da poter utilizzare anche per un risotto o grigliata condita con olio e aceto.
Invece niente di niente, o meglio trovo delle zucchette pallide ed anemiche, poco convinta ne compro una, pensando, intanto ad una soluzione alternativa.
Il giorno dopo, all'interno la zucca è chiarissima, altro che quel bel colore arancio, piuttosto sembrava un rosa salmone, così, la già mia poca convinzione si annulla del tutto e opto per preparare i garganelli, da condire sempre con lo stesso sugo.
Poi, avevo molte cose da fare, come sempre, avevo un libro che attendeva, e, sinceramente, nella graduatoria delle buone intenzioni, la preparazione dei graganelli non occupava proprio le prime posizioni...
Così ho ripiegato sulle tagliatelle, molto più rapide, comunque ottime col sugo, che invece ho realizzato proprio come avevo pensato.
Il risultato è stato davvero molto buono, molto apprezzato, e anche se gli gnocchi alla zucca non sono stati rimpianti, io continuo a cercare una bella zucca, che per la cronaca ancora non ho trovato.
Mi sa che devo andare al mercato...


Il sugo è molto semplice e saporito. Porro stufato, salamella mantovana, preparato proprio in pochi minuti. Ho preferito non salarlo, in quanto le salamelle e il Castelmagno, utilizzato a scaglie sulle tagliatelle, sono già molto sapidi.


Si può considerare anche un piatto unico, seguito da verdure di stagione e un dessert.
Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.
Tagliatelle con ragù di porri e salsiccia
Ingredienti per 4 persone
per le tagliatelle:
160 g. di farina 00,
40 g. di semola di grano duro,
2 uova,
per il ragù:
400 g. di salamella mantovana,
1 porro,
50 g. di Castelmagno,
olio extravergine di oliva,
pepe.
Per la preparazione delle tagliatelle cliccate qui. Una volta pronte le sfoglie, con la macchina per la pasta preparate le tagliatelle.
Per il sugo, tagliate a fette molto sottili il porro, lavatelo, asciugatelo e fatelo stufare bene in 2 cucchiai di olio extravergine. Quindi unite le salamelle private del budello e sbriciolate, pepate, mescolate in continuazione, e portate a cottura.
Lessate le tagliatelle, saltatele nel sugo, impiattatele, e servitele con il Castelmagno a scaglie, ed eventualmente un pò di pepe macinato al momento.

Come vino data la presenza del Castelmagno, sono rimasta in Piemonte, e ho abbinato un Nebbiolo d'Alba.

mercoledì 2 dicembre 2009

Degustazione di tè secondo l'uso marocchino e indiano



Come ho scritto nel post precedente, la scorsa settimana ho partecipato ad una degustazione.
Anche in questo caso, come la precedente degustazione, si è svolta presso la Scuola di cucina della Cucina Italiana, ed anche in questo caso si trattava di tè.
La relatrice, esperta di tè, la Sig.ra Barbara Sighieri, della Teiera eclettica, questa volta ha illustrato l'usanza marocchina ed indiana di bere il tè.
Le modalità sono molto diverse, e sono strettamente correlate alla cultura dei due popoli, al clima, alla tradizione, e fattore decisamente importante alle coltivazioni di tè, presenti in India, mentre, completamente assenti in Marocco.
Infatti, in Marocco il tè arrivava tramite le vie carovaniere, e nel corso del tempo l'abitudine si è consolidata, e tutt'oggi i marocchini sono grandi bevitori di tè.
Il tè maggiormente utilizzato è il tè verde, in particolare il Chun Mee e il Gunpowder.
In Marocco c'è sempre stata l'usanza di bere infusi e tisane aromatizzate con menta e assenzio, e questa abitudine è stata adottata anche per il consumo di tè, divenuto un vero e proprio rito.
Quando ho parlato del tè, ho sempre scritto che i veri estimatori lo bevono in purezza, quindi senza zucchero, miele, latte o limone.
Invece per il tè bevuto in Marocco si fa un'eccezione, dolcificandolo con lo zucchero.
Le motivazioni sono diverse, dettate prevalentemente da due motivazioni.
Una di queste è che lo zucchero intensifica il sapore della menta, rendendo in tal modo il tè più aromatico e dissetante, l'altra è che in Marocco, un pò come in Russia col Samovar, si ha l'abitudine di preparare un tè molto ristretto, con tempi di infusione molto lunghi.
Mano a mano che arrivano gli ospiti, si allunga il tè con l'acqua bollente, quindi lo zucchero serve a stemperare il sapore forte del tè.
La menta prevalentemente utilizzata dai marocchini è la menta Nanà, e l'utilizzo di una varietà di menta, invece di un'altra, e il dolcificare o meno il tè, ne varia completamente il sapore.
Anche a me che il tè piace berlo in purezza, in estate se ho a disposizione tè verde, menta piperita e acqua bollente, come bevanda dissetante e rinfrescante preparo il tè verde con la menta fresca e lo dolcifico.
Gli altri li bevo in purezza.




Nel corso della degustazione abbiamo bevuto il tè Chun Mee aromatizzato con menta fresca della varietà spearmint, assaggiandolo senza zucchero, e poi con lo zucchero.
L'effetto era completamente diverso.
Nel primo caso era molto accentuato il sapore del tè, nell'altro la menta caratterizzava la bevanda.

Analogo discorso per il tè gunpowder aromatizzato dalla menta Nanà.

Per quanto riguarda il tè indiano, il discorso è completamente diverso.
Gli indiani sono produttori di tè, e sono anche grandi produttori di spezie.
Per questo motivo, amano degustarlo sia in purezza che speziato.
La leggenda narra che il tè speziato nacque dall'intraprendenza di un cuoco, che non avendo tè fresco da preparare per l'imperatore, pensò di aromatizzarlo con alcune spezie, per camuffarne, appunto, la poca freschezza.

Nel corso della degustazione abbiamo bevuto diversi tipi di tè.
Uno aromatizzato con chiodi di garofano, semi di cardamomo, pepe, zenzero e cannella.

Ho fotografato i semi di cardamomo, e com'è il cardamomo dopo l'estrazione.
Abbiamo anche degustato un tè alla cannella.

E come ultimo assaggio, il tè verde giapponese Sencha aromatizzato allo zenzero fresco.


Mi sembra superfluo aggiungere che il tè mi piace moltissimo.
Come ho già scritto, oltre gli effetti benefici, sapore, la versatilità, la possibilità di ottenere infusi diversi anche variando una spezia, del tè mi piace la ritualità, il preparare una bevanda dalla tradizioni millenaria.
E questo è il piacere di partecipare a queste degustazioni.
Ovvero imparare sempre cose nuove, usanze nuove.
Infatti tutti i tè offerti, sono quelli che io abitualmente bevo e consumo.
Ma il piacere di ascoltare e apprendere cose nuove, e farlo in compagnia di altre persone che come te amano questa bevanda è davvero grande.
Tra l'altro in queste degustazioni faccio sempre piacevoli incontri.
Nella precedente una mia ex alunna.
In questa, la Sig.ra Sighieri, ha fatto riferimento al post pubblicato relativo alla precedente degustazione, le persone presenti hanno chiesto informazioni e così è stato citato il mio blog, e una delle partecipanti ha detto che lo conosceva, in quanto amando i food blog, era già entrata nel mio blog.
Inutile aggiungere che la cosa oltre a stupirmi, mi ha fatto molto piacere.

lunedì 30 novembre 2009

Teglia di patate e alici


E rieccomi qui dopo alcuni giorni di assenza.
Stavolta, però, a tenermi lontano dal blog, non sono stati soltanto gli impegni, lavorativi e non, ma anche alcune cose simpatiche che ho fatto nel fine settimana, e che mi hanno consentito, anche, di ricaricarmi.
Venerdì ho partecipato ad una degustazione, come sempre molto interessante; nel prossimo post, ve ne parlerò.

Sabato sono andata dalla Feltrinelli, dove un pianista presentava il suo ultimo lavoro in studio, i notturni di Chopin, e per l'occasione ci ha fatto ascoltare anche qualche brano eseguito dal vivo.
Come sempre ho colto l'occasione per acquistare qualche libro, fra cui Terra Madre di Carlo Petrini, il fondatore di Slow food.
Ho già iniziato a leggerlo, e come occidentale, sinceramente, provo molta vergogna, per come ci accostiamo al cibo, come lo trattiamo, come, talvolta, senza alcun rispetto, lo consideriamo come un qualcosa di poco o scarso valore, buttandolo via.
Ovviamente, il mio è un discorso, come dire, di ampio respiro, perchè, so bene, che non tutti, a partire da me, la pensano, e si comportano in questo modo.
Io stessa, cerco di riciclare tutto, e penso a mille soluzioni per consumare qualcosa che è nel frigo ad intristire.
Questo discorso sembra fatto apposta per introdurre la ricetta odierna, con la quale partecipo all'iniziativa di
Alberto, "Briciole di bontà"ma è una semplice casualità, volevo parlarvi del libro, che ho iniziato a leggere stesso sabato, e mentre scrivevo ho collegato le due cose.

Dunque la ricetta di oggi, teglia di patate e alici, classico della cucina regionale pugliese, nasce da diverse "esigenze": una di riciclare alcune patate che erano in dispensa e volevano essere consumate, un'altra di mangiare pesce, senza spendere una fortuna, e le alici sono un pesce ideale, molto saporite, ricchissimi di omega tre e costano veramente poco.
Inoltre, volevo consumare del pangrattato, ingrediente che tendo sempre a fare io con la mollica di pane, ma un giorno che non avevo pane ed ero di fretta, ho acquistato un pacchetto che ho cercato in tutti i modi di consumare.
Cos'altro aggiungere? Nulla a parte che il piatto è molto semplice, ma gustosissimo, nel giro di una settimana l'ho preparato un paio di volte.






Teglia di patate e alici

ingredienti per 2 persone

400 g. di alici,
300 g, di patate a pasta gialla,
origano,
pan grattato,
1 aglio,
olio extravergine di oliva,
aceto,
sale.

Per prima cosa preparate le patate: lavatele, pelatele e tagliatele a fette molto sottili e mettetele in acqua fredda; fatele sbianchire in un litro e mezzo circa di acqua bollente condita con sale e un cucchiaio di aceto, e sbollentatele per circa uno, due minuti, raccoglietele con la schiumarola e lasciatele intiepidire, in questo modo la patata perde il suo amido e si mantiene molto croccante durante la cottura.

Intanto private della lisca le alici, e apritele a libro.
In una teglia ponete un filo d'olio e disponete le patate, condite con un altro filo d'olio e salate leggermente, quindi disponete le alici a raggiera, insaporite con un altro filo d'olio, un pizzicone di origano, l'aglio tagliato a fettine, salate e ponete in forno preriscaldato a 180° e cuocete per circa 10 minuti, quindi spolverizzate le alici col pan grattato, insaporite con un altro filo d'olio e cuocete per altri dieci minuti, circa, o fino a quando si sarà formata una crosticina dorata.



Come vino ho abbinato un Vermentino sardo.

mercoledì 25 novembre 2009

Pizza con spinaci e ricotta


E' superfluo scriverlo, la vera pizza, almeno per i napoletani, è la marinara e la margherita.
Ogni tanto però è piacevole fare delle "variazioni sul tema", e poichè gli spinaci con la ricotta sono un classico, ho aggiunto al ripieno uva passa e pinoli e con questo composto ho farcito la pizza.
Il risultato? Ottimo! Ma è ovvio non ho inventato niente di nuovo, le torte salate ricotta e spinaci sono una tradizione, semmai ho soltanto variato il tipo di impasto, utilizzando la base per la pizza. La prossima volta voglio preparare tante pizzette ed utilizzarle per un buffet.
E questo ripieno è ottimo anche per i calzoni, sia fritti, golosissimi, che al forno, buoni comunque e sicuramente più leggeri.



Pizza con ricotta e spinaci

per l'impasto:

250 g. di farina 00,
1/2 cubetto di lievito di birra,
1/2 cucchiaio di malto,
1 cucchiaino di sale,
2 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Per il ripieno:

300 g. di spinaci,
100 g. di ricotta,
20 g. di pinoli,
20 g. di uva passa,
2 cucchiai di grana grattugiato,
2 cucchiai di olio extravergine di oliva,
1 aglio,
noce moscata.

Per la preparazione dell’impasto fate con la farina la fontana, aggiungete al centro l'olio, il lievito, il malto e iniziate a lavorarlo, aggiungendo mano a mano acqua tiepida nella quale avrete sciolto il sale. Lavorate energicamente l'impasto, fino a quando diventa liscio e non più appiccicoso; formate un panetto e ponetelo in un recipiente, copritelo con un panno umido e mettete il tutto in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria a lievitare.

Intanto che l'impasto lieviti preparate gli spinaci: fate soffriggere l'aglio nell'olio, unite gli spinaci, precedentemente mondati e lavate, e saltateli velocemente in padella, in modo che mantengono il loro colore brillante e la loro croccantezza; unite l'uva passa, precedentemente ammollata e strizzata e i pinoli, mescolate bene, fate saltare ancora per un istante e poi fate raffreddare il tutto.
A questo punto unite agli spinaci la ricotta, il grana e un pizzicone di noce moscata grattugiata al momento; mescolate bene per amalgamere il tutto.
Quando l'impasto sarà lievitato, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, stendetelo sulla carta forno, spalmate la farcia di ricotta e spinaci, e cuocete in forno, preriscaldato a 200°, per circa 15 - 20 minuti.

Ho abbinato una birra Guinness.