martedì 27 gennaio 2009

Minestra di verdure


Finalmente!, dopo tanti giorni sono riuscita a ritagliarmi uno spazio per il mio blog; come al solito, il lavoro, e tanti altri impegni mi hanno letteralmente fagocitata!!!
La ricetta di oggi, una zuppa calda e fumante, è proprio adatta a queste giornate invernali, fredde e umide; io l'ho preparata nei giorni immediatamente successivi alle nevicate, quando la prospettiva di una zuppa calda, dopo una giornata di freddo era proprio l'ideale.
Dunque, minestra calda e profumata, con verdure rigorosamente di stagione; la pancetta l'ho aggiunta perchè l'avevo utilizzata per un'altra preparazione e me n'era rimasta un po', ma, secondo me, non è necessaria; invece ho deciso di non aggiungere pepe, o peperoncino per consentire alle verdure di sprigionare completamente il loro aroma. 
Volendo si può aggiungere del riso, o della pasta, oppure del pane tostato, o dei crostini; noi l'abbiamo mangiata senza aggiungere altro, arricchendola con del parmigiano grattugiato e un giro di olio extravergine di oliva umbro.


Minestra di verdure


300 g. di patate,
1 carota,
1 gambo col ciuffo di sedano,
1/2 cipolla dorata,
1 porro,
100 g. di cavolfiore,
100 g. di cavolo nero,
250 g. di verza,
50 g. di pancetta,
2 cucchiai di concentrato di pomodoro,
4 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato,
6 cucchiai di olio extravergine di oliva,
olio extravergine di oliva umbro,
sale.

Pelate le patate e la carota, lavatele e tagliatele a dadini; tritate a coltello la cipolla; lavate e tagliate a dadini il gambo di sedano e tritate a coltello il ciuffo; private il porro della parte verde, lavatelo e affettatelo a rondelle, lavate e tagliate a listarelle sottili il cavolo nero e la verza, dopo averli privati della costola centrale; lavate il cavolfiore e suddividetelo in cimette; in una capace casseruola ponete tutte le verdure, ricopritele di acqua, aggiungete il pomodoro concentrato, l’olio, coprite con un coperchio e portate a bollore; a questo punto abbassate leggermente la fiamma, in modo che la minestra possa sobbollire dolcemente; fate cuocere per circa 2 ore, aggiungendo, eventualmente, acqua calda; a metà cottura aggiungete la pancetta tagliata a dadini, e salate; regolatevi col sale, in quanto la pancetta è già piuttosto salata.
Quando le verdure saranno cotte, disponetele in una fondina, insaporite con un cucchiaio di parmigiano reggiano per ogni commensale e con un giro d’olio extravergine di oliva umbro.

Come vino ho abbinato un grechetto umbro

mercoledì 21 gennaio 2009

Pasta al forno con polpettine


La pasta al forno è il classico piatto da preparare per il pranzo della domenica; richiede una preparazione un po' lunga, ma il tempo a disposizione è maggiore, e quindi si può procedere con calma e tranquillità; io ne preparo sempre in quantità "industriali", in modo che il lunedì ho già pronta la cena.
Il sugo lo preparo secondo una tradizione della mia famiglia: trito a coltello la cipolla, eventualmente anche la carota e il sedano, aggiungo l'olio, un paio di dita di acqua, e faccio cuocere fino a quando l'acqua si è completamente consumata; a questo punto la cipolla, e l'eventuale carota e sedano, è morbidissima, e ha sprigionato tutto il suo profumo, ed è pronta per accogliere il pomodoro e il basilico. Questa cottura, in pratica è una sorta di soffritto, molto più leggero e dietetico; comunque per me rappresenta una variante, spesso, infatti, preparo anche il soffritto tradizionale.
Anche la tipologia di pasta al forno è variabile; in questo caso l'ho arricchita con la salsiccia e le polpettine, altre volte utilizzo altri ingredienti.




Pasta al forno


Per il sugo:

800 gr. di passato di pomodoro,
1 salsiccia, io ho usato la salamella mantovana,
½ cipolla dorata,
1 costa di sedano,
1 carota,
4 cucchiai di olio extravergine di oliva,
basilico,
sale,

per le polpettine:

150 gr. di polpa scelta di vitellone o di manzo,
2 fette di pane raffermo,
1 uovo,
tre cucchiai di parmigiano grattugiato, olio extravergine di oliva,
noce moscata,
sale e pepe,

320 gr. di rigatoni,
200 gr. di mozzarella di bufala,
3 cucchiai di parmigiano grattugiato.

Tritate a coltello la carota, la cipolla e il sedano; fate appassire il trito di verdure nell’olio e un dito di acqua, quando l’acqua si sarà consumata aggiungete la passata di pomodoro, il sale, il basilico, la salsiccia e fate cucinare, incoperchiato a fiamma bassissima, per circa 2 ore.
Intanto preparate le polpettine: macinate la carne, e unitela in una terrina al pane precedentemente ammollato e ben strizzato, il parmigiano, l'uovo, il sale, il pepe e la noce moscata. Amalgamate gli ingredienti, e preparate delle polpettine della grandezza di una noce e friggetele in olio caldo; aggiungetene la metà nel sugo e portate a cottura. Lessate la pasta e conditela con una parte del sugo, 1 cucchiaio di parmigiano, metà mozzarella e una grattugiatina di pepe nero; amalgamate il tutto e disponetene metà in una teglia, cosparsa di un mestolino di sugo; ricoprite la pasta con la mozzarella, 1 cucchiaio di parmigiano, pepe grattugiato, la salsiccia tagliata a tocchettini e le polpettine; fate uno strato con la restante pasta, ricoprite con il restante sugo e il parmigiano e fate cuocere in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti, o fino a quando la superficie risulta ben gratinata; servitela calda, accompagnandola con le restanti polpettine.

Come vino ho abbinato un classicissimo Chianti.

sabato 17 gennaio 2009

Pizza ai quattro formaggi


Primavera avanzata di molti anni fa, ora di pranzo, e pausa fra i corsi del mattino e le esercitazioni del pomeriggio; stavamo stancamente andando a comprarci il panino, l'ennesimo di quel secondo, terzo, non mi ricordo neanche più, anno di corso universitario, quando un nostro collega lanciò una proposta: "perchè non andiamo a mangiare una pizza? ho scoperto un posto economicissimo dove con poco ti danno pizza e bibita!".
Noi increduli e scettici accettiamo, tanto cosa abbiamo da perdere? Magari mangiamo una pizza economicissima, e secondo i nostri, ovviamente, sbagliatissimi, paramentri, di bassa qualità; ma tanto neanche l'idea del panino ci allettava più, ormai.
Così andiamo in questa pizzeria in una zona dove non eravamo mai stati, e francamente se non fosse stato per la pizza davvero eccellente, non ci saremmo comunque mai più tornati.
Dunque, fra una battuta al nostro collega, e una frecciata sull'essenzialità del locale ordiniamo le pizze. 
Il nostro amico incassa sornione le varie battutine buttate qua e là, pregustando il momento in cui noi ci saremmo dovuti ricredere, e così, magari, per punirci avrebbe deciso di saltare un turno di sbobinamento delle cassette, registrate a lezione, rito quotidiano, della nostra vita universitaria.
La margherita ordinata da me era di una bontà - quasi - senza pari; anche le pizze dei miei amici erano eccezionali, e così, forse per la prima volta da quando ci conosciamo, pranzammo senza quasi dire una parola, troppo assorti dal sapore della pizza; le uniche parole pronunciate nell'arco del pranzo furono soltanto del tipo: "che buona, la tua dev'essere fantastica, me ne fai saggiare un pezzettino?", o più generosamente: "prendi un pezzo della mia, senti quanto è buona con il prosciutto!", e così via. 
Inutile aggiungere che quel posto divenne per noi una succursale dell'università, il posto di elezione dove mangiare.

Qualche anno dopo quella pizzeria divenne famosa in tutto il mondo, perchè fu scelta dallo staff organizzatore del G7, per il pranzo a base di pizza di Clinton.
Per nostra fortuna, ormai ci eravamo laureati da un bel po', ma continuavamo ad andarci, la pizzeria non cambiò la sua impostazione, rimase semplice, ruspante, casalinga, essenziale; il passaggio di Clinton apportò soltanto l'inserimento di una nuova pizza nel menù, quella, ovviamente, ordinata da lui, inventata proprio dovrei dire; e, ovviamente l'esposizione di tutte le foto fatte per l'occasione.
Ormai, come ho già detto, sono passati davvero tanti anni, abbiamo preso tutti strade diverse, io non abito più a Napoli da anni, ma nel cuore mi è rimasta la gioia di aver condiviso con i miei amici gli anni universitari, e il ricordo di quella pizzeria, che per la cronaca c'è ancora.
E così ogni volta che preparo la pizza, con il ricordo vado sempre a quelle giornate, e a quella primavera nella quale scoprimmo quella pizzeria che rese ancora più belle le nostre giornate universitarie.


Pizza ai quattro formaggi

250 g. di farina,
10 g. di lievito,
50 g. di scamorza affumicata,
50 g. di scamorza semplice,
60 g. di mozzarella,
2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato,
4 cucchiai di olio,
5 g. di sale,
1 cucchiaino di zucchero,
rosmarino,
pepe nero.

Fate sciogliere il lievito in un pò di acqua tiepida, aggiungete lo zucchero, coprite con un piattino e attendete per circa 15 - 20 minuti che il lievito si attivi e si formino le bollicine nel composto; fate con la farina la fontana, aggiungete al centro 2 cucchiai di olio, il composto al lievito, e iniziate a lavorarlo, aggiungendo mano a mano acqua tiepida nella quale avrete sciolto il sale. Lavorate energicamente l'impasto, fino a quando diventa liscio e non più appiccicoso; formate un panetto e ponetelo in un recipiente, copritelo con un panno umido e mettete il tutto in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria a lievitare; quando l'impasto è raddoppiato, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, stendetelo in una teglia e distribuitevi i formaggi precedentemente tagliati a dadini, il parmigiano grattugiato, i due restanti cucchiai di olio, il rosmarino e il pepe nero grattugiato al momento; fate lievitare ancora per circa 1/2 ora e poi ponetela in forno, già riscaldato a 200° per circa 15 minuti, o fino a quando in superficie sarà dorata.
In questo caso ho abbinato una falanghina bianca.

mercoledì 14 gennaio 2009

Plum cake agli agrumi


A ridosso dell'epifania ho acquistato le arance di Ribera e i limoni di Agrigento, entrambi non trattati e profumatissimi.
L'intensità dell'aroma, la fragranza, il sapore mi hanno indotta a preparare questo plum cake, molto profumato, morbidissimo, e davvero saporito.
E' piaciuto talmente che l'ho rifatto, e l'ho anche regalato ad una mia amica.


Plum cake agli agrumi

150 g. di farina,
100 g. di amido di frumento,
150 g. di zucchero di canna,
1 yogurt bianco,
2 uova,
3 cucchiai di olio extravergine di oliva,
1 bustina di lievito per dolci,
2 cucchiai di uva passa,
la scorza grattugiata di un limone non trattato,
la scorza grattugiata di un'arancia non trattata,
il succo di 1/2 limone,
la scorza di un'arancia e di un limone,
zucchero a velo.

Ammollate l'uvetta in acqua tiepida, strizzatela, asciugatela e passatela nella farina. Grattugiate le scorze del limone e dell'arancia.
Montate le uova con lo zucchero e le scorze grattugiate degli agrumi, fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete le due farine, setacciate con il lievito, unite lo yogurt, l'olio, il succo di limone, l'uva passa; amalgamate tutti gli ingredienti con la frusta.
Versate il composto in uno stampo da plum cake, oliato e rivestito di carta forno anch'essa oliata; fate cuocere in forno già a 180° per circa 35 minuti; se la superficie dovesse scurirsi molto coprite il plum cake con carta forno.
Sfornatelo, vale sempre la prova stecchino, fatelo raffreddare, sformatelo, e decoratelo con zucchero a velo e zeste di arancia e limone.



Ho abbinato un tè verde giapponese.

Ringrazio molto Milù, Simo e Maya per avermi assegnato dei premi.
Appena ho un attimo passo a ritirarli e li espongo.

sabato 10 gennaio 2009

Calamari ripieni


Cosa fare quando compri tanto pesce per una cenetta speciale, e poi all'ultimo minuto ad un ospite il raffeddore si traforma in febbre e non viene? Semplice, rielabori.
E rielaborando, rielaborando l'insalata tiepida con i calamari, da servire come antipasto, si traforma in un calamaro ripieno, e in un risotto ai calamari, ma questa è un'altra ricetta....
Dunque calamari ripieni; premetto che era un calamaro abbastanza grande, adatto per due persone, e volevo farcirlo in un modo un po' particolare; così ho pensato ad un ripieno con l'uva passa e i pinoli, due ingredienti molto usati - e molto amati - al Sud. Per la cottura ho utilizzato il concentrato di pomdoro.



Calamari ripieni



1 calamaro,
1 cucchiaino abbondante di uvetta,
2 cucchiaini abbondanti di pinoli,
12 olive taggiasche,
1/2 cucchiaio di capperi di Pantelleria sotto sale,
25 g. di mollica di pane,
2 agli,
2 cucchiai di concentrato di pomodoro,
prezzemolo,
4 cucchiai di olio extravergine di oliva,
sale.



In un tegame fate soffriggere l'aglio, aggiungete il concentrato di pomodoro, stemperatelo con l'acqua, unite due cucchiai di olio, salate e cuocete a fiamma bassissima.
Intanto ammollate e strizzate l'uvetta e tritatela a coltello unitamente all'aglio, i pinoli, i capperi precedentemente dissalati, le olive snocciolate, il prezzemolo, i tentacoli e le ali del calamaro; mescolate gli ingredienti in una terrina, eventualmente aggiustate di sale, aggiungete l'olio e amalgamate il tutto.
Con il composto farcite il calamaro, precedentemente pulito, chiudetelo con uno stecchino, ponetelo nella casseruola col sugo e cuocetelo a fiamma bassa, per circa 20 -25 minuti.
Tagliatelo a fette e servitelo caldo, accompagnandolo col sughetto.



Come vino ho abbinato una Vermentino sardo.

mercoledì 7 gennaio 2009

Focaccia genovese


Pigra ed indefinita giornata di fine anno.
Cosa si fa? Il libro di Balzac l'ho letto; per lo shopping fa freddo, e poi chi ha voglia di gettarsi nella mischia? Via, via dalla pazza folla!
Si potrebbe andare a cinema, ma ultimamente abbiamo noleggiato tanti film....
Dunque invitiamo qualche amico, e cogliamo l'occasione per inaugurare il salame di culatello, accompagnandolo con un classico dei classici: la focaccia genovese.

Per la ricetta, un pò come faccio sempre, ho letto qua e là, e alla fine ho "assemblato" il tutto e il risultato è stata una focaccia morbida al centro e leggermente croccante in superficie, come, mi assicura il collega genovese, dev'essere. Come olio, sono rimasta in Liguria e ho usato un extravergine di sole olive taggiasche. Fra una cosa e l'altra ho dimenticato di cospargerla col sale grosso....

Focaccia genovese

400 g. di farina 00,
20 g. di lievito di birra,
6 cucchiai di olio extravergine di oliva,
1,5 cucchiaini di zucchero,
1,5 cucchiaini di sale fino.

Per la salamoia:

5 cl di olio extravergine di oliva,
3 cl di acqua tiepida,
sale.

Sciogliete in acqua tiepida il lievito con lo zucchero, aggiungete la farina, 4 cucchiai d'olio e lavorate con acqua tiepida, nella quale avrete sciolto il sale.
Quando l'impasto sarà liscio, formate un panetto, ponetelo in un recipiente, ricopritelo con un canovaccio per non far seccare la pasta in superficie, e ponetelo in un luogo caldo a lievitare; dopo circa un'ora e mezzo, o comunque quando l'impasto è raddoppiato ponetelo in una teglia unta con i rimanenti due cucchiai d'olio, stendetelo sottile, spennellatelo con la salamoia e fatelo lievitare per un'altra ora.
Ponetela in forno già alla temperatura di 250° per circa 10 minuti, o fino a quando in superficie risulta dorata, prelevatela dal forno, spennellatela ancora con la salamoia, e rimettetela per altri 3 -4 minuti in forno.
Una volta pronta, spennellatela ancora con la salamoia.
Mangiatele calda!



A grande richiesta ho abbinato una birra Irish Ale.

martedì 6 gennaio 2009

Conchiglioni ripieni di magro


Stamattina la mia cucina era un bozzolo caldo ed intimo: il bollitore sul fuoco, nel forno il plum cake al limone, che sprigionava il suo aroma e la sua fragranza, le note delle canzoni di De Andrè si espandevano nell'aria, ed io con molta calma mi dedicavo alla preparazione dei conchiglioni ripieni di magro.
La mia giornata lente e tranquilla mi è sembrata in armonia con la natura: la neve che ha ricoperto tutto, ha sfumato i contorni e annullato i dettagli, i fiocchi lenti e silenziosi che volteggiavano, in strada le poche macchine avanzavano lentamente.
In pomeriggio una fetta di plum cake al limone e una bevanda calda agli agrumi hanno accompagnato la lettura del libro di Simone de Beauvoir, "Una ragazza perbene".
E così mi sono immersa nella Parigi degli anni venti, e ci sarei rimasta se non c'era da preparare la cena. E, comunque, volevo riflettere su quanto letto, e allentare la lettura di un libro che mi piace e mi coinvolge molto, per non rischiare di perdere passaggi importanti.

Dunque, conchiglioni di magro; premetto che intendevo prepararli soltanto con la ricotta e gli spinaci, ma solo a casa mi sono resa conto che invece dei 250 g. di ricotta, l'addetto me ne ha dati solo 160; così ho pensato di aggiungere la mozzarella alla farcia, ottenendo un sapore diverso, ma altrettanto gustoso.

Come salsa di copertura alla besciamella, ottima, ma estremante calorica, ho preferito una salsetta con il latte ed il parmigiano, molto buona e sicuramente più leggera.





Le dosi indicate sono per 30 conchiglioni



Conchiglioni ripieni di magro

30 conchiglioni,
300 g. di spinaci,
160 g. di ricotta romana,
190 g. di mozzarella di bufala,
2 cucchiaini di pinoli,
10 cucchiai di parmigiano grattugiato,
16 cucchiai di latte,
olio extravergine di oliva,
sale, pepe e noce moscata.

Mondate e lavate gli spinaci, scottateli per pochi minuti in una pentola incoperchiata, senza acqua.
Tritateli a coltello, aggiungete i pinoli tritati grossolanamente; in una padella già calda aggiungete un filo d'olio e passateci per un paio di minuti gli spinaci.
Fateli raffreddare e uniteli, in una terrina, alla ricotta, 130 g. di mozzarella tagliata a dadini, una grattugiatina di noce moscata, 4 cucchiai di parmigiano grattugiato, amalgamate bene e stemperate con 12 cucchiai di latte.
Nel frattempo lessate i conchiglioni, lasciandoli al dente, fateli raffreddare bene e farciteli col composto.
Tagliate la restante mozzarella a dadini, e in una padella, unite il restante latte e 4 cucchiai di parmigiano e sciogliete molte lentamente.
Distribuite i cubetti di mozzarella sui conchiglioni, nappate con la salsa al formaggio ricoprite col restante parmigiano e cuocete in forno già caldo a 200° per 25 minuti.

Come vino ho abbinato un Vermentino di Gallura.

domenica 4 gennaio 2009

Tortini di riso, funghi e taleggio


Come ho già scritto, per le festività non ho preparato pranzi particolari, ho privilegiato la sobrietà e la semplicità.
Anche per il pranzo di Natale mi sono attenuta a questo principio.
E così invece di passare ore e ore a preparare pranzi e manicaretti, come primo piatto, ho preparato dei tortini di riso, molto saporiti, ma nel contempo molto semplici.
Li avevo già testati qualche settimana fa nel corso di una cena tra amici, trasformando la richiesta di un "risottino semplice, semplice" avanzata da un'amica in questi tortini.
Il successo mi ha spinto a riproporlo in un'altra occasione, fino ad "approdare" nel pranzo di Natale.
In pratica ho preparato un risotto ai funghi secchi, mantecato con parmigiano e taleggio, e poi passato nel forno negli stampini da mini plum cake; come accompagnamento ho preparato una "fondutina" al taleggio, aromatizzata dal pepe e da un pizzico di noce moscata, che ha sottolineato il gusto della fonduta, creando un tal mondo una sfumatura di sapori col tortino.



Con gli ingredienti indicati ho preparato quattro tortini.

Tortini di riso, funghi e taleggio

180 g. di riso carnaroli,
120 g. di taleggio,
60 g. di parmigiano reggiano grattugiato,
35 g. di cipolla,
18 g. di funghi porcini secchi,
3,5 cucchiai di olio extravergine di oliva,
4 cucchiai di latte,
brodo vegetale,
sale,
pepe,
noce moscata.

Per prima cosa ammollate i funghi come da istruzioni riportate sulla confezione; mettetene da parte qualcuno per la decorazione, tritate grossolanamente i restanti a coltello e, in mezzo cucchiaio di olio, saltateli velocemente in padella.
Intanto preparate il risotto: tritate a coltello la cipolla e soffriggetela in tre cucchiai di olio, aggiungete il riso, e quando sarà traslucido salate, aggiungete il brodo e fate cuocere per circa 15 minuti, aggiungete i funghi tritati e fate cuocere per altri 2 - 3 minuti.
Mantecate con 80 g. di taleggio, precedentemente tagliato a dadini e 45 g. di parmigiano e profumate con un pizzico di pepe grattugiato al momento.
Raffreddate il risotto allargandolo su un vassoio; ungete 4 mini stampini da plum cake, ricopriteli con una striscia di carta forno, e aggiungete il risotto; cuoceteli in forno già caldo a 180° per 10 minuti, spegnete e lasciateli nel forno per altri due minuti,
Sfornateli e lasciateli per 15 minuti a temperatura ambiente, per consentirne l'addensamento.
Nel frattempo preparate la "fondutina": in un tegame ponete il latte, i restanti formaggi, la noce moscata e il pepe, e lasciateli per una decina di minuti, al fresco, per consentire ai vari sapori di amalgamarsi.
Cinque minuti prima di sformare i tortini, a fiamma dolce, preparate la "fonduta", facendo sciogliere i formaggi e addensarli nella fonduta; è importante che la fiamma sia bassa, altrimenti la fondutina "impazzisce".
Servite ogni tortino accompagnandolo con un paio di cucchiai di fonduta, una macinata di pepe, e decorando con i funghi restanti.
Come vino ho abbinato un Sauvignon bianco del Piemonte.

sabato 3 gennaio 2009

Per colorarci la giornata....

Grazie ai tuoi fiori, nell'intera stanza sembra sia aprile.

Elisabeth B. Barrett Robert Browning D'amore e di poesia


Lettere scelte



giovedì 1 gennaio 2009

Cioccolata calda


Intorno a me c'è tanto silenzio, interrotto saltuariamente dal passaggio di un'auto o di un pullman.
Fuori un leggero manto di neve ricopre tutto, ogni tanto qualche mucchietto, divenuto troppo pesante per un ramo, cade regalando uno sfarfallio di fiocchi, rendendo il paesaggio magico.
Fonci, il mio gatto, reclama la pappa, ed io voglio coccolarmi.
Già da alcuni giorni ho deciso che questa sarà una giornata dal ritmo lento.
Dunque, faccio mangiare Fonci, e gli regalo un surplus di coccole e carezze, lui torna quietamente a ronfare, ed io pigra giro tra le mie due grandi librerie a scegliere il libro che voglio leggere; ne prendo uno e lo sfoglio, di un'altro leggo qualche pagina, di un terzo mi perdo nei ricordi; dopo averne visto un bel pò mi decido: voglio leggere un libro nuovo, così scelgo "Memorie d'una ragazza perbene" di Simone de Beauvoir, scrittrice esistenzialista, e grande femminista.
Intanto preparo una cioccolata calda per me e Francesco, e nella cucina si espande un fragrante aroma di cioccolato.
A parte riscaldare il pranzo, la cena di ieri sera preparata appositamente in più per oggi, non voglio fare altro, il libro già reclama attenzione.

La "ricetta" della cioccolata l'ho presa da La cucina italiana, del novembre 2007, ho soltanto sostituito la fecola di patate con l'amido di frumento perchè è l'unico addensante, al momento, presente in dispensa, e come cioccolato ho utilizzato il tipo fondente al 70 % di cacao, ho inoltre aggiunto una punta di cannella, per ottenere un sapore più corroborante.


Buon anno a tutti!!!


Cioccolata calda

per due tazze

320 g. di latte fresco intero,
45 g. di cioccolato fondente al 70 % di cacao,
21 g. di zucchero a velo,
8,5 g. di amido di frumento,
una punta di cannella in polvere.
Grattugiate il cioccolato e ponetelo in una casseruola unitamente allo zucchero a velo e all'amido di frumento, amalgamate tutti gli ingredienti.
Versate a filo il latte e stemperate. Su una fiamma molto dolce, portate a bollore, fino a quando la cioccolata non sarà densa, versate nelle tazze, aromatizzate con la cannella e servite subito.