venerdì 26 febbraio 2010

Pollo in umido con polenta


Pollo in umido con polenta

Ricetta molto adatta per un pranzo, o una cena invernali.
Il pollo caldo, col suo sughetto morbido e profumato, condisce la polenta. Forse può risultare un pò lungo da preparare, soprattutto se si decide di usare, come faccio io, polenta non precotta.
Infatti, anche se i supermercati offrono un'ampia scelta di polente precotte, o addirittura sottovuoto già pronte, io sono sempre orientata alle polente biologiche e ovviamente non precotte.
Come ho già avuto modo di scrivere, mangiare cibo biologico, per me rappresenta non solo un modo di nutrirmi meglio, in quanto i prodotti non sono trattati con antiparassitari, fertilizzanti e varia robaccia chimica, ma la ritengo anche una scelta etica.
Etica perchè i coltivatori che utilizzano il biologico lavorano di più e guadagnano di meno.
Etica perchè in questo modo si contribuisce ad inquinare di meno e così via.

lunedì 22 febbraio 2010

Zuppa di verdure con bietoline e spinaci

Zuppa di verdure con bietoline e spinaci

Vedo veramente poca televisione, non per snobismo, ma perchè i programmi che mi piacciono sono veramente molto pochi.
Uno di questi è "Che tempo che fa".
Oltre alla bravura di F. Fazio, mi piacciono molto le interviste, l'angolo di Giovanna Zucconi dedicato alla letteratura, e quello di Flavio Caroli all'arte.
E mi piacciono molto le puntate speciali. Come quella di ieri sera, interamente dedicata a Fabrizio De Andrè, che il 18 febbraio avrebbe compiuto 70 anni.
Ho scoperto De Andrè l'estate che lo rapirono, avevo 15 anni, ed ero orientata verso un altro genere di musica.
Mi piaceva, e mi piace ancora molto la musica classica, ascoltavo Edoardo Bennato, i Police, B. Springsteen, ma quasi non conoscevo, artisticamente parlando, Fabrizio De Andrè.
Poi ascoltai alla televisione che era stato rapito in Sardegna.
In Sardegna dove non aveva certamente una villa da miliardario, ma dove conduceva uno stile di vita sobrio.
Qualche mese dopo, lo ricordo come se fosse ora, pochi giorni prima di Natale lo liberarono.
E ascoltai le solite interviste che vengono fatte in questi casi.
Sono sincera, rimasi stupita, colpita e commossa dalle parole che ebbe per i suoi carcerieri e per la tragica esperienza vissuta.
Non una parola di odio, di rancore, di rabbia.
Ma un'analisi sociologica di quello che gli era capitato, e un ritratto dei suoi carcerieri.
Ne rimasi talmente affascinata, che iniziai ad ascoltare i suoi dischi, dall'ultimo che era il concerto con la PFM, ancora conservo la cassetta, eh si allora c'erano i registratori, fino ai primissimi.
E mi resi conto che molte canzoni le conoscevo, altre le ascoltavo per la prima volta, ma le sue parole per me, canzone dopo canzone, acquistavano sempre più importanza.
E da allora non ho mai smesso di ascoltare i suoi dischi.
Ho avuto anche la fortuna di vederlo in concerto dal vivo.
Un'emozione unica, forte, dirompente.
Ma soprattutto dirompenti sono state le sue parole per la mia formazione.
Il perdono, la pietas umana, il non fermarsi alle apparenze, il non emarginare nessuno, sono stati tutti concetti che hanno fatto breccia in me. E che nel corso degli anni mi hanno accompagnato.

Tutto questo non c'entra nulla con la ricetta odierna. Ma volevo condividere con voi la magia del programma di ieri sera.

La ricetta è comunque molto semplice, una zuppetta di verdure con bietoline e spinaci.
Adatta per queste serate fredde e piovose.
Ed ottima per consumare un pò di verdure. Io ho aggiunto anche un paio di croste di parmigiano pulite. Conferiscono al piatto un sapore gradevole e stuzzicante.

Zuppa di verdure con bietoline e spinaci

ingredienti per due persone

400 g. tra spinaci e bietoline,
2 porri,
2 carote grandi,
3 patate medie,
1 cipolla dorata,
2 gambi di sedano col ciuffo,
1/2 barattolo di pomodori pelati,
1 foglia di alloro fresca,
salvia fresca,
chiodi di garofano,
olio extravergine di oliva,
un paio di croste di formaggio parmigiano,
parmigiano reggiano grattugiato,
sale.

Lavate e mondate le verdure, tagliate le patate, le carote e la cipolla a pezzettoni, i porri e il sedano a rondelle, tritate i ciuffi di sedano, unite in una capace casseruola tutte le verdure, i pomodori pelati, l'alloro, la salvia, un paio di chiodi di garofano, tre cucchiai di olio extravergine di oliva, il sale. Coprite con acqua e fate cuocere a fuoco medio, eventualmente aggiungete altra acqua calda.
Dopo circa 35 minuti, unite le bietoline e gli spinaci e cuocete per altri 15 minuti, quindi unite le croste di parmigiano ben pulite e tagliate a pezzetti e fate cuocere per altri 5 10 minuti.
Servite subito, aggiungete una spolveratina di parmigiano grattugiato ed eventualmente qualche fetta di pane tostato.

Come vino ho abbinato un Pigato

sabato 20 febbraio 2010

Lasagne con mozzarella e funghi secchi...ovvero l'arte del riciclare

Lasagne con mozzarella e funghi secchi

Qualche giorno fa parlavo con una mia amica, amante come me della letteratura, lei è però molto più orientata alla letteratura americana, ed io le ho detto di sentirmi come il titolo di un libro molto bello scritto da J. Fante: "Aspetta primavera, Bandini".
Questo libro, il suo romanzo d'esordio, parla di Arturo Bandini, figlio di italiani emigrati negli Stati Uniti negli anni venti.
La vicenda si svolge a Rocklin nel Colorado, e il padre di Arturo, Svevo, che fa il muratore, attende la primavera per ripredere a lavorare, e quindi a guadagnare, poichè i rigidi inverni del Colorado, non consentivano ai muratori alcuna attività esterna.
Io non aspetto la primavera per riprendere a lavorare, lo faccio in qualunque stagione dell'anno, comodamente seduta alla scrivania, ma, che dire?, non ne posso più di giornate grigie, fredde, umide.
Per fortuna l'inverno è la stagione ideale per le cotture al forno, anche se io lo utilizzo anche in estate, e le lasagne che pubblico oggi le ho preparate proprio una domenica girigia e piovosa.
Oggi a Milano c'è il sole e non fa neanche freddo, ma io ho bisogno proprio di caldo...

mercoledì 17 febbraio 2010

Polpettine di fagioli e verza


Polpettine di fagioli e verza

A volte si passano delle giornate così intense e stressanti, che si arriva a sera stanchi, insoddisfatti, con la sensazione di non aver fatto nulla di piacevole per se stessi, ma di aver solo ottemperato ad una serie di doveri. Lavoro a parte.
Questi giorni per me sono stati esattamente così, e solo ora, riesco, finalmente, a ritagliarmi uno spazio per aggiornare il blog.
Dopo devo preparare la cena, e il pranzo per domani.
E finire di leggere il libro di P. Roth, L'animale morente, possibilmente senza continue interruzioni.

La ricetta di oggi è semplice, ma molto buona e gustosa.
L'ho vista in un corso di cucina, seguito, come sempre, presso la Scuola della Cucina Italiana.
Il corso era basato sulla cucina vegetariana, e mi piaceva imparare nuove tecniche di cottura e nuove ricette, a base di vegetali.

Le polpettine sono preparate con i fagioli cannellini e la verza, quindi sono molto adatte a questa stagione.
Come sempre, ho apportato delle variazioni: ho aumentato il quantitativo di verza rispetto ai fagioli, ho sostituito la cipolla con lo scalogno, aumentandone la quantità, e non ho messo l'aneto, ma semplicemente perchè non l'ho trovato, e non avevo neanche barbine di finocchio.

venerdì 12 febbraio 2010

Sformatini di patate ai carciofi

Sformatini  di patate ai carciofi

Qualche mese fa, parlando con alcuni colleghi, dicevo che per qualche giorno, week end compreso, volevo preparare pietanze veloci, dedicando più tempo ad altre attività.
Loro mi hanno guardata scettici, ma io ero sicura di quello che dicevo.
Tornando a casa, ho trovato nella cassetta postale il numero di dicembre de La Cucina Italiana.
Ormai per me è un rito, ho preparato il tè, messo un cd di musica classica in sottofondo, e pagina dopo pagina, i miei propositi di dedicare meno tempo, seppure per pochi giorni, alla cucina sono venuti meno, e mentalmente ho iniziato a pensare cosa volevo preparare.

Il numero di dicembre è stato veramente fecondo, prima ho preparato i
frollini alla cannella, poi gli strichetti in brodo di carne, e in seguito gli sformatini di patate ai carciofi, che pubblico oggi.

mercoledì 10 febbraio 2010

Soupe paisanne

Se c'è una cosa che non sopporto è lo spreco. Inteso nel senso più ampio del termine. Spreco di cibo. Di risorse. Di possibilità. Di vite umane. Della natura. Del tempo. E ovviamente del cibo.
Il mio non vuole essere un sermone sui difetti del capitalismo, e neanche una banalizzazione del: "stavamo meglio, quando stavamo peggio"!
Però, è innegabile che la nostra società volge sempre più al consumismo, tutto si butta, di tutto si dimentica il valore, tutto è sostituibile.
E se questo accade non è solo per una decadenza di valori, ma, soprattutto per una serie di modelli che biecamente tentano di imporci.
Nel libro di C. Petrini, Terra madre, come non farci mangiare dal cibo, ho letto, fra le tante cose, un capitolo dedicato ai semi.
Molti semi, ormai vengono brevettati. Ne hanno inventato uno chiamato Terminator, che può essere utilizzato una sola volta e basta. Quindi, non può essere rigenerato come accade, da sempre, per tutti gli altri semi.

Come ho detto non amo lo spreco del cibo. Non mi piace sprecare cibo proveniente da animali, e non mi piace sprecare il pane.

Per questo mi piace molto la raccolta, Il pane secco non si butta! ideata da Vale, del blog Mangia e bevi.

Col pane secco si possono fare tante cose, fra le quali questa meravigliosa Soupe paisanne, che non è una ricetta mia, ma è una specialità della Valle d'Aosta, letta qualche anno fa su La Cucina Italiana.

La ricetta originale prevedeva un mix fra fontina e toma, non avendo trovato la toma valdostana, ho utilizzato "soltanto" la fontina. Inoltre, invece del parmigiano, utilizzato da me, la rivista suggeriva il grana.
Più che una zuppa, è un tortino di pane, formaggio e fontina.
Ottimo come cena, in queste sere invernali.
Deliziosamente morbido e saporito. Reso particolare dall'inconfondibile retrogusto della fontina.

E anche se la fontina è il simbolo della cucina valdostana, eventualmente, si può utilizzare questa ricetta per riciclare qualche formaggio a pasta dura.
Un riciclo, nel riciclo.



Soupe paisanne

ingredienti per 4 persone

300 g. di pane casareccio raffermo,
200 g. di fontina valdostana,
brodo di carne,
parmigiano grattugiato.

Tagliate il pane a grosse fette. Affettate anche la fontina. Disponete alcune fette di pane sul fondo di una teglia, copritele con un pò di fette di formaggio e cospargetele col parmigiano. Fate un secondo strato di pane e formaggio ed eventualmente un terzo, fino ad esaurire gli ingredienti.
Bagnate ben bene con il brodo bollente e infornate la zuppa a 180° per 20 minuti circa.
Sfornatela e servitela fumante.



Come vino ho abbinato quello suggerito da La Cucina Italiana, il Blanc de Morgex, che con il suo lieve profumo di erbe alpine, accompagna la fontina.

lunedì 8 febbraio 2010

Le Madeleines di Proust

Un argomento che mi appassiona molto è il binomio arte e cibo, nello specifico cibo e letteratura.
Il cibo è vita. E' cultura. Definisce le abitudini di un popolo. Rappresenta la nostra mediazione col mondo.
Gli artisti, da sempre, hanno utilizzato il cibo per definire, contestualizzare, rappresentare un'opera d'arte.
Nella letteratura il cibo è quasi sempre presente, è difficile leggere un libro dove non se ne si parli mai.
Allorquando il cibo non ha una particolare funzione all'interno dell'opera, c'è sempre la descrizione di una scena nella quale i protagonisti sono seduti intorno ad un tavolo a mangiare.
Se pietanze gustose e ricche, o un tozzo di pane poco importa.
Proprio per questo ho pensato di dedicare uno spazio del mio blog alla contestualizzazione di un cibo, in un'opera letteraria.


Come prima ricetta vi propongo le madeleines di Proust.

Perchè parto da Proust e dalle madeleine, "quei dolci corti e paffuti che chiamano petites madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una cappasanta"?
Perchè "Alla ricerca del tempo perduto", il capolavoro di M. Proust è un'opera sul valore della memoria, sull'importanza del ricordo
.


Un'opera che ho molto amato, letto e riletto, e ad ogni rilettura ho sempre trovato una nuova sfaccettatura, una diversa interpretazione per alcuni argomenti trattati, una risposta ad alcune domande che inevitabilmente nel corso della lettura di un libro mi pongo, nuove domande su un qualcosa che rivedevo con mente e cuore diversi rispetto alla precedente lettura.


Proust affermava: "Il passato è nascosto in alcuni oggetti concreti".


E in un oggetto concreto, quale la madeleine, Proust, ormai adulto, in un giorno d'inverno ritrovò il flusso dei ricordi, a partire dalle amate vacanze a Combray.


"Un giorno d'inverno, al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perchè, cambiai idea....E tutto ad un tratto il ricordo è apparso davanti a me. Il sapore era, quello del pezzetto di madeleine, che la domenica mattina a Combray, quando andavo a dirle buongiorno nella sua camera da letto, zia Léonie mi offriva dopo averlo intinto nella sua tazza di tè o di tiglio. "

E' difficile stabilire perchè un libro, un brano musicale, un film, diventino per noi oggetto d'amore, di culto, di venerazione.
Per questo libro potrei trovare mille motivi, ma mi limiterò a dirne soltanto due.
Il primo è legato proprio al tema del libro, il ricordo, la memoria.
Due valori, secondo me importanti sia a livello personale, ma anche in senso più ampio, la memoria di un popolo. Il non dimenticare mai la storia, e considerare sempre che il presente è figlio del passato.
E poi perchè, la mia professoressa di lettere nel corso degli anni, parlando di quest'opera e comparandola alla nosta letteratura, me l'ha fatta molto amare.


La ricetta delle madeleine mi è stata fornita dalla Sig.ra Barbara Sighieri de La Teiera eclettica.
Nella ricetta, quindi, è ovviamente presente il tè, ma non come bevanda d'accompagnamento, ma proprio come ingrediente.


Probabilmente le madeleine di Proust non erano preparate col tè, ma la cultura del tè in Francia, ha radici fin dal 1600, e i dolci a base di tè in Francia sono da sempre molto diffusi.




Comunque, volevo provare un tipo di madeleine diversa dal solito, e l'idea di prepararla col tè verde giapponese, mi è sembrata una piacevole fusion tra le mie passioni: cibo, tè e letteratura.



Le madeleine sono venute buonissime, hanno riscosso successo un tale successo, che il giorno dopo ho dovuto preparle di nuovo per i colleghi di mio marito.


Madeleine


ingredienti per 20 madeleines grandi

100 g. di farina,
100 g. di zucchero,
100 g. di burro,
2 uova,
1 cucchiaio di miele,
1 cucchiaino di lievito per dolci,
1 cucchiaio di tè sencha tokomushi.

Unite la farina con il lievito e il tè e setacciate almeno un paio di volte. Sbattete le uova in una ciotola larga, unite quindi il miele sempre mescolando, e lo zucchero poco alla volta, continuando a sbattere bene.
Aggiungete il composto di farina, quindi il burro, ammorbidito a temperatura ambiente, poco alla volta, sempre mescolando bene.
Imburrate e infarinate gli stampini da madeleines, quindi mettete il composto negli stampi e lasciate cuocere, in forno preriscaldato a 170°, per circa 15 minuti.
Eventualmente verificate con uno stuzzicadenti che la parte centrale dell'impasto sia asciutta.



Come tè ho abbinato il sencha tokomushi.


sabato 6 febbraio 2010

Pizza salsiccia e friarielli

Rieccomi! Innanzittutto desidero ringraziare sinceramente tutti voi amici blogger e non che seguite il mio blog, il vostro affetto mi ha molto aiutata in questi giorni di grande angoscia.
Fonci è a casa da giovedì sera. Sta molto meglio, pian piano si sta riprendendo.
Noi siamo più sereni, e commossi dalla sua richiesta di coccole, cure e attenzioni.
E' stato sempre molto coccolone, forse perchè l'abbiamo adottato quando aveva due mesi e sono quindici anni che è con noi.
Anni nei quali ha sempre dato e richiesto affetto, consolidato abitudini e desiderato passare quante più ore con noi, possibilmente in braccio.
Ma in questi giorni ci segue come un'ombra, e chiede in continuazione un contatto e rassicurazioni.

La ricetta che posto oggi è un classico che non richiede presentazioni: pizza con salsiccia e friarielli.
I friarielli sono una particolare varietà di cime di rapa, tipiche della Campania, dal sapore leggermente amarognolo.
Vi assicuro: un'autentica bontà.
Ma le cime di rapa che trovo qui a Milano, sono ugualmente buone, ottime come abbinamento con la salsiccia.
Per questa ricetta sarebbe più appropriata quella napoletana, ma la salamella mantovana è una valida sostituta.





Pizza salsiccia e friarielli

ingredienti per 2 - 4 persone

per l'impasto:

250 g. di farina,
15 g. di lievito,
1 cucchiaino di zucchero,
1 cucchiaino di sale,
2 cucchiai di olio,

per la farcitura:

500 g. di friarielli (cime di rapa),
150 g. di salsiccia,
75 g. di scamorza affumicata,
1 aglio,
peperoncino,
olio extravergine di oliva,
sale.

Per la preparazione dell'impasto cliccate qui. Intanto preparate i friarielli: mondateli e lavateli. In una padella capiente fate soffriggere l'aglio intero in 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, unite i friarielli, salate, mescolate bene e fate cuocere fiamma vivace, fino a quando risulteranno appassiti, ma ancor aun pò al dente. A metà cottura unite il peperoncino spezzettato.
Cucinate le salsicce in una padella, con un paio di dita di acqua, quando apparirà in superficie il grasso, schiumate e ripetete l'operazione.
In questo modo le salsicce risulteranno meno grasse. Pungetele, così il grasso fuoriuscirà.
Eventualmente aggiungete un cucchiaio di olio e fatele rosolare.
Tagliate la scamorza a fettine.
Quando l'impasto sarà lievitato, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, con le mani unte stendetelo in una teglia ricoperta di carta forno, ricopritela con i friarielli, la salsiccia tagliata a fettine e la scamorza. Insaporite con un filo d'olio.
Fate lievitare per una decina di minuti e cuocetela in forno preriscaldato a 200° per circa 20 minuti.



Come vino ho abbinato un Greco di Tufo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Gnocchi di spinaci e ricotta


Rieccomi dopo alcuni giorni di assenza dal blog.
Giorni di grande preoccupazione e angoscia. Fonci, il nostro meraviglioso e adorato gatto, è stato malissimo.
Lui, da sempre soffre di epilessia, nell'ultima settimana ha avuto una serie di crisi, culminate, domenica, in una serie di attacchi sempre più frequenti e sempre più violenti.
Lo studio veterinario, dov'è in cura da sempre, si è comportato malissimo, e così, lunedì l'abbiamo portato in condizioni disperate in una clinica, dove è stato adeguatamente curato e assistito.
Le crisi non si sono più verificate, ora sta molto meglio, ha anche ripreso a mangiare, e domani, potrebbe anche tornare a casa.

Anche il mio umore è notevolmente migliorato, e stasera volevo condividere con voi, amici blogger questa esperienza.
E scrivendo, scrivendo mi è venuta voglia di postare una ricetta preparata qualche settimana fa, gli gnocchi di ricotta e spinaci.
Vi assicuro, un'autentica delizia. Ottimi anche per un pranzo domenicale.

La ricetta l'ho presa sull'enciclopedia della cucina italiana di Repubblica, anche se, nel corso degli anni, ho apportato qualche leggera modifica.
Invece dei 4 cucchiai di farina, ne ho aggiunti 8, gli gnocchi risultano molto più consistenti e la farina in più, non predomina a livello di gusto.
Ho aumentato leggermente la dose degli spinaci di circa 100 g. e poichè mi era avanzata della
raspadura, l'ho utilizzata per la gratinatura.
La ricetta prevedeva l'utilizzo del burro, che ho sostituito con l'olio extravergine di oliva.
Inoltre, la ricetta indica genericamente un mazzetto di erbe aromatiche, io ho scelto la maggiorana, la salvia e il rosmarino, erbe molto usate in Liguria per le torte salate a base di verdure e ricotta, e veramente ben abbinate alla preparazione.
Ne ho tritato un bel pò, e le ho aggiunte mano a mano, fino a quando il loro profumo aromatizzava la preparazione, senza però coprire gli altri sapori.



Gnocchi di spinaci e ricotta

ingredienti per 4 persone

600 g. di spinaci,
300 g. di ricotta romana,
50 g. di parmigiano,
30 g. di raspadura,
8 cucchiai di farina,
2 uova,
olio extravergine di oliva,
erbe aromatiche (rosmarino, salvia e maggiorana),
sale,
pepe.

Mondate le erbe aromatiche miste, lavatele e sminuzzatele.
Mondate gli spinaci, lavateli e fateli cuocere in una pentola coperta senz'acqua. Quando saranno ben appassiti, toglieteli dal fuoco, sgocciolateli e strizzateli accuratamente. Tritateli finemente e fateli asciugare in una padella su fuoco mediamente vivace con un filo d'olio.
Versate gli spinaci in una terrina, unitevi la ricotta, le erbe aromatiche tritate, la farina, 20 g. di parmigiano e le uova. Insaporite con un pizzico di sale e pepe e lavorate tutto fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Lasciatelo raffreddare completamente e quindi preparate gli gnocchi.
Fate cuocere gli gnocchi in una pentola con acqua bollente salata e scolateli con un mestolo forato, appena vengono a galla.
Disponeteli in una pirofila, insaporiteli con un filo d'olio extravergine d'oliva, il resto del parmigiano, la raspadura e fate gratinare nel forno già caldo a 200° per qualche minuto. Servite subito.



Come vino ho abbinato un Verduzzo del Veneto.